«Piccioni non morì disidratato e i medici non hanno colpe»

30 Settembre 2016

Dopo sei anni i periti del giudice escludono responsabilità sul caso del giovane rosetano e individuano in un’infezione batterica la causa scatenante del decesso nell’ospedale di Atri

ROSETO. E’ una perizia che non individua nè responsabilità mediche nè negligenze, indica in una diffusa infezione batterica la causa della morte, escludendo quindi la disidratazione: a sei anni dalla morte di Giuseppe Piccioni, il 27enne rosetano deceduto all’ospedale di Atri dopo un ricovero di 31 giorni iniziato con un’appendicectomia, i due medici nominati dal giudice Franco Tetto tratteggiano scenari diversi da quelli emersi fino a questo momento.

I periti Claudio Modini e Maurizio Busi (entrambi docenti universitari di Roma) mercoledì pomeriggio sono stati ascoltati in una delle ultime udienze del processo in cui tre medici dell’ospedale di Atri sono indagati per omicidio colposo. Si tratta del primario del reparto di chirurgia Osvaldo De Berardinis, dei chirurghi Alfredo Torretta e Alfonso Prosperi. Tra gli imputati c’era anche il nefrologo Maurizio Tancredi, scomparso qualche settimana fa. E proprio facendo riferimento a lui nel contesto dei fatti riferiti a Piccioni i due periti del tribunale non hanno esitato a definire il suo intervento «coraggioso, salvavita». Perchè secondo i super esperti nominati dal giudice tutti i medici che in quei giorni si occuparono, a vario titolo del giovane rosetano, «fecero tutto quello che era umanamente possibile per salvarlo trovandosi a gestire una situazione veramente molto difficile».

Il caso Piccioni iniziò la notte dell'11 luglio del 2010, quando il giovane accusò fortissimi dolori all'addome. La mattina successiva si fece accompagnare da un familiare al pronto soccorso dell'ospedale di Atri, ma da quel momento per lui iniziò un calvario che si concluse un mese dopo con la morte. In ospedale venne sottoposto ad un'appendicectomia, ma in poco tempo le sue condizioni peggiorarono. Fino ad arrivare al coma. Il giovane morì il 13 agosto. Dopo l’esposto dei familiari scattò l’inchiesta della procura: il pm Irene Scordamaglia dispose una consulenza medica che esclude da subito una contaminazione da anisakis (parassita che si trova nelle alici crude), come era stato ipotizzato in un primo momento.

Al contrario, secondo i consulenti della pubblica accusa, la morte sarebbe stata causata da una forte disidratazione. Cosa, quest’ultima, smentita dai consulenti del tribunale.

La sentenza è attesa a gennaio. Va detto che nell’ultima udienza gli avvocati di parte civile Claudio Iaconi e Barbara Castiglione hanno ritirato la costituzione di parte civile nei confronti di Tancredi. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Tommaso Navarra, Giovanni Gebbia, Maurizio Dionisio e Gianfranco Jadecola.(d.p.)

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