Piccola Opera Charitas aperto lo stato di crisi

12 Dicembre 2015

Allarme dei sindacati e della direzione medica: «Se non arrivano i finanziamenti non si potranno pagare gli stipendi ai 150 dipendenti e l’istituto dovrà chiudere»

GIULIANOVA. La Piccola Opera Charitas ha aperto lo stato di crisi aziendale. Crisi perché dal 2013 la struttura ha subìto tagli del 5% dei finanziamenti ogni anno, crisi perchè non arrivano i soldi dei Comuni (1milione 650mila euro), né quelli della Regione (1 milione per le prestazioni del 2015) né i 4milioni di euro dalla Asl, oggetto di contenzioso per le prestazioni degli anni 2013-2014. Questa situazione, che non permetterà ancora a lungo di poter pagare gli stipendi ai 150 lavoratori – come hanno spiegato ieri in una conferenza stampa Alessandro Pompa della Cisl, Elena Di Bonaventura della Cgil e il direttore medico Maria Antonietta Pompili – potrebbe portare alla chiusura dell’istituto. I dipendenti, dunque, sono ora in una fase di stallo e attendono un tavolo, non ancora fissato, con Regione Abruzzo, sindacati e Asl.

Intanto, per poter seguire al meglio i 240 ragazzi ricoverati nella struttura, i lavoratori hanno interrotto il picchetto di protesta di fronte all’entrata, ma, per segnalare che la lotta continua, hanno lasciato lì due sedie vuote appese al muro. «Abbiamo deciso di mantenere un profilo basso», hanno spiegato Pompa e Di Bonaventura, «aspettando che qualcosa si smuova. Qualche giorno fa la Asl ci ha inviato 524mila euro e molti credono che quei soldi abbiano risolto i nostri problemi. In realtà non è così. Sono bastati solo per coprire gli stipendi di ottobre». Il costo mensile della struttura, infatti, è di circa 5-600mila euro ma, nel corso degli anni, i contributi annui sono diminuiti di circa 1milione e mezzo, passando da 6 a 4,5milioni. I dipendenti sanno già che non percepiranno la tredicesima. L’inghippo, come ha spiegato il direttore medico, è a livello normativo. «Ci sono state due delibere regionali», ha detto Pompili, «che si sono contraddette: nella prima si faceva appello alla compartecipazione dei Comuni; nella seconda la Regione diceva che quei soldi sarebbero stati presi dal fondo sociale regionale e girati ai Comuni. Questi soldi però, agli enti non sono mai arrivati e dunque i soldi sono bloccati. I Comuni non accettano più le nostre fatture. La Asl ha garantito il pagamento dell’85% delle prestazioni erogate, ma non basta per coprire gli stipendi. Alcuni dipendenti sono già andati via, ma se non ci sarà più personale saremo costretti a chiudere. Che fine faranno allora i 240 ragazzi?». Parlando delle cure offerte ai pazienti ricoverati, che vanno dalla terapia al sostegno psicologico, ma anche all’integrazione lavorativa all’interno della cooperativa interna, il direttore medico ha sottolineato che ormai la Piccola opera è una struttura sanitaria a tutti gli effetti, come richiesto dalla Asl.

I tre hanno anche parlato della nuova struttura di Villa Volpe che è pronta e dotata di tutte le autorizzazioni. «La Regione però», ha fatto luce Di Bonaventura, «vorrebbe farcela aprire con lo stesso budget». Il 3 marzo prossimo ci sarà l’incontro, che era previsto per il 3 dicembre scorso, tra Asl e Poc per il contenzioso di 4milioni di euro (che la Poc vorrebbe dalla Asl anche se quest’ultima, dopo un controllo dei Nas ha praticamente dimezzato, nel 2013, le tariffe, costringendo la struttura all’adeguamento) degli anni 2013-2014. Scongiurati i 40 licenziamenti di giugno, si è aperta però una crisi a tutto tondo che rischia di far scomparire una realtà presente sul territorio da più di 50 anni.

Margherita Totaro

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