Piccola opera, si tratta per salvare 40 lavoratori

1 Maggio 2015

GIULIANOVA. I 40 lavoratori a rischio licenziamento della Piccola opera charitas hanno ancora 5 giorni per sperare in un dietro front da parte dell’azienda, almeno fino a martedì quando i...

GIULIANOVA. I 40 lavoratori a rischio licenziamento della Piccola opera charitas hanno ancora 5 giorni per sperare in un dietro front da parte dell’azienda, almeno fino a martedì quando i rappresentanti delle associazioni sindacali incontreranno nuovamente (un incontro c’è stato ieri a Pescara) i vertici della Fondazione ma anche l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci. La Poc, infatti, ha attivato le procedure di licenziamento per 40 lavoratori (dei 150 totali) perché non ce la fa più a sostenere i costi. In base al decreto commissariale numero 38 (che dovrebbe entrare in vigore nel giro di un mese) tutte le strutture saranno riconvertite e, con loro, anche la specializzazione del personale dovrà cambiare.

La Poc, prima della riconversione, era una struttura basata essenzialmente su servizi sociali, piuttosto che sanitari, e non tutti i dipendenti avrebbero più dunque la qualifica per lavorarci. Per la Fondazione, però, più che un fatto di personale specializzato, sarebbe un fattore economico: riconversione o meno, non si può più permettere di mantenere i 40 esuberi (personale sanitario, amministrativo, animatori, addetti alle cucine e autisti). Le procedure di licenziamento sono ormai giunte a conclusione e, se martedì non si raggiungerà un accordo definitivo, scatterà il mese di preavviso per il licenziamento. I sindacalisti, però, Carmine Ranieri (Fp Cgil), Alberico Maccioni (Fp Cisl) e Giuseppe De Angelis (Uil Fp), anche durante l’incontro di ieri, hanno fatto presente che la Poc non ha specificato i motivi nella scelta del personale da licenziare e che licenziare i 40 dipendenti prima ancora della messa in atto della normativa è come fasciarsi la testa prima di romperla. «La Poc», ha dichiarato Ranieri, «è l’unica in Abruzzo ad aver avviato le procedure di licenziamento prima della riconversione (ma potrebbe essere la prima di una lunga serie). Non sappiamo nemmeno se è possibile riqualificare il personale con corsi regionali abilitanti».

Sia l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi che l’attuale Luciano D’Alfonso (quest’ultimo solo qualche mese fa) avevano proposto alla Poc di gestire i locali di Villa Volpe, di proprietà della Fondazione, per aprire una Residenza sanitaria assistita (Rsa) o una struttura residenziale per disabili anziani (Rada) in modo da poter riassorbire il personale in esubero. La Poc, però, si è mostrata irremovibile e non ha voluto ritirare i licenziamenti ma solo sospenderli fino a martedì, quando anche una parte dei lavoratori si recherà a Pescara sotto il palazzo della Regione. «Chiederemo un intervento diretto della politica», ha concluso Ranieri, «per verificare se effettivamente la Fondazione avrà i margini economici per salvare il posto ai 40 lavoratori».(m.t.)

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