Piccole imprese, un piano per renderle più forti

De Paulis eletto alla guida del comitato Pmi di Confindustria: «Lavoreremo per sviluppare una cultura aziendale diversa e superare le fragilità del sistema»
TERAMO. Il Comitato piccola industria di Confindustria Teramo lo scorso 27 gennaio ha eletto Giammaria De Paulis suo presidente per il triennio 2020/2023. Sarà affiancato da un comitato rinnovato nelle figure di Paolo Brizzi (vice presidente), Marco D’Ottavi, Luca Di Giammatteo, Fiorindo Di Lorenzo e Giuseppe Vagnozzi. De Paulis, teramano di 43 anni, già presidente di Confindustria Giovani, è un imprenditore del settore digitale. È titolare della Cykel Software Web Agency, specializzata nella fornitura di servizi innovativi tra i quali web, app per smartphone e tablet, marketing on line e creatività digitale. La sua scelta alla guida della piccola industria teramana, evidentemente, non è casuale. In attesa che il neo presidente presenti al Comitato piccola industria e a Confindustria Teramo le linee programmatiche del suo mandato, già si può affermare che da De Paulis il sistema confindustriale provinciale si aspetta un salto in avanti in termini di innovazione. L’imprenditore, intanto, risponde così alle domande del Centro.
De Paulis, innanzitutto cosa s’intende per “piccole imprese”?
«Quelle con al massimo 50 dipendenti, ovvero circa l’87% delle aziende in Italia. E forse la percentuale in provincia di Teramo è anche più alta. Come Confindustria abbiamo avviato uno studio mirato per conoscere le imprese del nostro territorio, lo abbiamo fatto tramite un questionario che rientrerà a giorni».
Che momento sta vivendo la provincia di Teramo?
«Tra i problemi della Popolare di Bari e il caso A14, è un momento difficile. Spero che nei prossimi anni non ci ritroveremo più in questo tipo di situazioni perché siamo stati in grado di imparare e prepararci ad affrontare certe situazioni. Dobbiamo farlo perché oggi i tempi rapidi sono fondamentali, oggi il tempo scorre in maniera diversa, dobbiamo rispondere subito ai problemi».
È vero che le nostre imprese con la globalizzazione sono rimaste indietro e non riescono ancora a colmare il gap?
«La globalizzazione ha portato mercati più aggressivi e competitivi, dunque per affrontarli bisogna avere innovazione e formazione ma anche internazionalizzazione, ovvero: dev’essere facile per noi andare fuori com’è facile per altri venire qui. Bisogna creare una cultura d’impresa dell’export che non riguardi solo le grandi aziende. Il mercato delle aziende non è più l’Italia ma almeno l’Europa se non il mondo, ce lo dice internet. Voglio guardare il bicchiere mezzo pieno, la provincia di Teramo è stata sempre avanti per l’innovazione, ma ora bisogna accelerare per colmare il gap che si è creato negli ultimi anni».
Il problema è anche che il sistema infrastrutturale intorno alle aziende è fragile.
«È vero, il sistema è fragile, ci sono zone industriali obsolete dove aziende ogni giorno rischiano di restare senza Adsl o Hdsl. Che fare? Bisogna cercare la migliore sinergia con le istituzioni a qualsiasi livello, dal Comune in su».
Su quali problemi delle piccole imprese teramane si concentrerà la sua azione?
«Uno è l’accesso ai finanziamenti: a volte le aziende piccole non sfruttano al massimo i fondi che ci sono per crescere, bisogna costruire una cultura per cui le imprese si avvalgono di consulenti ed esperti per agganciare questi soldi. Altro aspetto su cui lavorare: la safer security, la cultura della sicurezza dei dati. Molte aziende della provincia sono state soggette a truffe on-line per non aver verificato l’autenticità di alcune fatture. L’accesso al credito è un’altra problematica, bisogna facilitare il rapporto con le banche. Altra parola chiave è sostenibilità: il prossimo settennio dell’Unione europea (21-27) andrà a identificarsi da questo punto di vista. L’innovazione passa dunque anche dal maggior rispetto dell’ambiente».
Lavorerà anche sul turismo?
«Certo. Nel comparto turismo la promozione va sviluppata in modo diverso rispetto a com’è stata fatta finora. Noi come provincia abbiamo un’identità forte, per venderla bene basta con gli scontri tra territori e via alle sinergie. Nel mio comitato il comparto turismo avrà un delegato che lo gestirà in modo imprenditoriale».
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