Pineto, morì di legionella: assolti cinque medici

Erano stati denunciati dai familiari di un’anziana aquilana sfollata a Pineto dopo il terremoto del 2009
TERAMO. Non ci fu imperizia o negligenza da parte dei medici. La morte di un anziana dell’Aquila, Ada Nardone di 84 anni, sfollata a Pineto dopo il terremoto, causata da un’infezione di legionella non fu un evento imputabile a chi la tenne inizialmente in cura. Con la formula “il fatto non sussiste” il giudice del tribunale di Teramo Flavio Conciatori, ha assolto dall’accusa di omicidio colposo cinque medici: Ciro Chiariello, Candeloro Baldassarre, Paola Romagni, Paola Della Torre e Massimo Luciani, in servizio all’ospedale atriano quando la donna venne ricoverata nell’estate del 2009. Lo stesso publico ministero d’udienza Monica Speca aveva chiesto l’assoluzione per i cinque medici, difesi dagli avvocati Paolo Del Paggio, Monica Passamonti e Gianfranco Iadecola.
L’anziana viene ricoverata al San Liberatore di Atri alla fine di luglio 2009 in seguito a dei malori accompagnati da febbre. La situazione della paziente non migliora dopo il ricovero e i familiari decidono di trasferirla all’ospedale Le Torrette di Ancona, dove i medici continuano la stessa terapia dei loro colleghi di Atri. Solo successivamente viene accertato che la dona ha contratto un’infezione ai polmoni per il batterio della legionella. L’anziana muore qualche giorno dopo anche perché le sue condizioni generali sono piuttosto compromesse per la presenza di altre patologie.
I familiari, trascorso qualche mese, denunciano i medici di Atri perché non avevano diagnosticato la legionella e viene avviata l’inchiesta sul loro conto. Il sostituto procuratore che la conduce chiede però l’archiviazione del caso perché, sulla base di una perizia, non ravvisa responsabilità da parte dei medici. E uno dei motivi è che non essendo possibile stabilire con certezza quando è stata contratta l’infezione, non si può escludere che la paziente sia entrata in contatto con la legionella dopo aver lasciato l’ospedale di Atri. I familiari si oppongono all’archiviazione e il gip nel gennaio 2013 accoglie la loro opposizione e dispone l’imputazione coatta dei medici indagati. Si arriva quindi al processo di ieri, nel quale si esaminano gli stessi documenti – cartelle cliniche, perizie e quant’altro – che aveva portato alla precedente richiesta di archiviazione e c’è la sentenza di assoluzione.
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