Pittrice uccisa, oggi in aula parlano padre e figlio

Giuseppe e Simone Santoleri accusati di aver strangolato la ex moglie e madre Tante le tv nazionali che hanno chiesto di assistere all’interrogatorio
GIULIANOVA. I loro legali hanno preannunciato che entrambi si sottoporrano all’esame da imputati. Il che, senza tecnicismi giuridici, significa che oggi in aula parleranno Giuseppe e Simone Santoleri, il padre e il figlio di Giulianova imputati con la pesante accusa di aver ucciso la ex moglie e mamma Renata Rapposelli, la 64enne pittrice di origine chietina il cui corpo venne ritrovato in una scarpata di Tolentino un mese dopo la scomparsa da Giulianova dove era stata a trovare i due. Il padre, nel corso di un interrogatorio avvenuto in carcere, ha accusato il figlio di essere l’assassino. Il figlio ha sempre respinto ogni accusa.
Caso finito alla ribalta della cronaca nazionale già subito dopo la scomparsa della pittrice e che anche in questa occasione ha richiamato l’attenzione di svariate tv nazionali che, (emergenza coronavirus permettendo a stravolgere i palinsesti) si sono accredite per seguire l’audizione in programma per questa mattina davanti ai giudici della Corte d’assise presieduti da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano). Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura (il pm Enrica Medori titolare del fascicolo) i due avrebbero strangolato la donna al termine di una violenta lite scoppiata nell’abitazione per questioni economiche. Quel giorno la donna, che da tempo viveva ad Ancona dopo la separazione del marito, era arrivata a Giulianova in treno per fare una visita al figlio che, è stato ricostruito nel corso del processo, pensava fosse malato. Dopo l’omicidio i due, sempre secondo l’accusa, avrebbero caricato il corpo della donna sulla loro vettura e lo avrebbero portato sulle rive del Chienti, nel Maceratese, dove successivamente è stato ritrovato. Intanto nei giorni scorsi anche il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso presentato dai legali di Simone (gli avvocati Gianluca Reitano e Gianluca Carradori) contro il no espresso nei mesi scorsi dalla Corte alla concessione dei domiciliari nella comunità di don Benzi per lo stesso Simone. Non è escluso che il caso finisca in Cassazione.
Simone e Giuseppe (quest’ultimo assistito dall’avvocato Alessandro Angelozzi) sono stati riconosciuti capaci di intendere e di volere e di «partecipare coscientemente e utilmente al processo» al termine della perizia disposta dalla stessa corte e affidata ai periti Giuseppe Orfanelli e Giuseppe Cimini. (d.p.)
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