Più della metà degli abruzzesi può avere problemi alla tiroide

23 Maggio 2019

Il primario Raggiunti: «Si stima che in regione in 600mila abbiano noduli, ma solo il 5% è maligno» Settimana della prevenzione, il reparto di endocrinologia di Atri farà visite gratuite a Sulmona 

TERAMO. La settimana della tiroide, iniziata lunedì scorso, è l’occasione per riflettere sull’importanza della prevenzione. Che è particolarmente importante nel caso dei noduli tiroidei, che dire diffusi è dire poco.
«Nel 1986 nella Asl di Atri fu condotto uno studio, svolto dalla clinica medica dell’Università di Chieti, in cui si evidenziava nella popolazione adulta, con residenza media ed alta collina, sopra i 50 anni una frequenza di noduli di oltre il 50%», esordisce Bruno Raggiunti, primario del reparto di malattie endocrine e diabetologia che ha sede ad Atri, «si può tranquillamente affermare che nella Asl di Teramo circa 140-150mila persone soffrono di noduli tiroidei e in Abruzzo circa 600-700mila. Per fortuna solo il 5% può degenerare in carcinoma». Ed ecco dunque che assume particolare valore l’iniziativa adottata dal reparto di Raggiunti che, con tutto il personale e grazie all’autorizzazione del direttore generale Roberto Fagnano, sarà a Sulmona per uno screening ecografico della tiroide voluto dal presidente dell’Amci (Associazione medici cattolici italiani) Luca Pupillo, con la Cri e la Simed. I controlli, gratuiti, si svolgeranno sabato dalle 9 alle 13 nel vescovado.
«L’anno scorso i controlli li facemmo in Val Fino. Sono iniziative utili», commenta Raggiunti, «aiutano a sensibilizzare sulla patologia tiroidea. La tiroide produce ormoni fondamentali per sostenere i processi energetici del corpo. Infatti sono coinvolti nello sviluppo psico-somatico di una persona, sono importanti per il funzionamento muscolare sia quello cardiaco che scheletrico e influenzano anche il metabolismo osseo, lipidico, glucidico. Altra funzione indispensabile gli ormoni tiroidei la svolgono in gravidanza. Se la madre va in ipotiroidismo nel primo o secondo trimestre, il nascituro potrà presentare gravi deficit neurologici. In gravidanza va sempre valutata la funzionalità tiroidea, vista la possibilità di aumentare l’introito di iodio o sostanze ormonali».
In ogni caso, sono basilari i controlli ecografici: l’incidenza dei noduli palpabili nella popolazione generale è del 5-7 % , con l’ecografia si mettono in evidenza anche noduli non palpabili e l’incidenza sale al 50-60%. «Spesso i noduli», spiega l’endocrinologo, «restano asintomatici fin quando non diventano molto grandi, visto che nella loggia tiroidea c'è spazio. E’ consigliabile controllarsi soprattutto se c'è un malato in famiglia. E se si è donne, che sono colpite in proporzione di 3 a uno rispetto agli uomini. Importante anche il posto in cui si vive. Nello studio citato prima, condotto ad Arsita, Bisenti, Castilenti, Montefino e Pineto, l'unica zona con una percentuale di noduli da non ritenere endemica risultò Pineto. Tutto questo grazie allo iodio del mare e quindi alla maggior frequenza nell’assunzione cibi con elevato contenuto iodico, soprattutto pesce».
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