Poche cure per il figlio autistico I genitori diffidano la Asl

5 Novembre 2017

L’avvocato: meno ore settimanali di riabilitazione di quelle previste nell’ordinanza del giudice Il direttore generale dell’azienda sanitaria: «Massima disponibilità a trovare una soluzione»

TERAMO. Prima di essere mille altre cose questa è la storia di una mamma e di un papà che non si arrendono. Perchè nessun genitore molla davanti alla malattia di un figlio. Per far curare il loro bimbo autistico di 10 anni si sono rivolti al tribunale che ad aprile ha accolto le loro ragioni, ma quella sentenza – sostengono – non viene applicata così come il giudice ha stabilito: ovvero con quaranta ore settimanali di riabilitazione in sei giorni. E così, tramite un legale, hanno diffidato la Asl a farlo entro breve «riservandosi», si legge nell’atto firmato dall’avvocato Gennaro Lettieri, «di agire in giudizio per i danni medio tempore subiti». Sentito sulla vicenda il direttore generale della Asl Roberto Fagnano così risponde: «C’è la massima disponibilità a trovare una soluzione».
Il caso è quello del bambino teramano a cui, nel mese di aprile, una sentenza del tribunale civile a firma del giudice Stefania Cannavale ha riconosciuto il diritto, con i costi sostenuti dalla Asl, a cure adeguate. Nel suo caso attività riabilitative con il metodo Aba (Applied Behavior Analysis), terapie che si seguono prevalentemente a domicilio e che, secondo i familiari, gli hanno fatto fare parecchi progressi. Terapia che, non essendo presente nella Asl teramana, ha visto il coinvolgimento del centro regionale di riferimento per l’autismo dell’Aquila. Con il giudice Cannavale che, nell’accogliere il ricorso presentato dai genitori e dall’associazione Autismo Abruzzo onlus, ha ordinato alla Asl «a provvedere all’erogazione di quaranta ore settimanali in sei giorni di riabilitazione domiciliare con il metodo Aba». Ma le ore assegnate, sostengono i familiari, sono molte di meno. Scrive il legale nella nota inviata, oltre a Fagnano, anche all’assessore regionale Silvio Paolucci e al procuratore Antonio Guerriero: «Non avendo la possibilità di provvedere per vie dirette la Asl di Teramo autorizzava il centro di riferimento regionale per l’autismo ad assicurare le prestazioni sanitarie in favore del minore. Senonchè, con decorrenza dalla seconda metà di luglio, ovvero con estremo ritardo rispetto alla pubblicazione dell’ordinanza del giudice, in favore del bambino sono state erogate solo 24 ore settimanali di riabilitazione in quattro giorni contro le quaranta ore settimanali di riabilitazione in sei giorni previsti dal provvedimento del tribunale. Inoltre, ed incredibilmente, gli interventi domiciliari sono effettuati da personale non specializzato. Le predette circostanze si pongono in parte e sostanziale violazione dell’ordine del giudice e denotano un grave e preoccupante inadempimento ed una conseguente responsabilità, rilevabile sia in sede civile sia in sede penale».
Precisa ancora il legale: «Appare doveroso segnalare che il tribunale di Teramo non si è limitato a prescrivere una qualsiasi terapia riabilitativa ma ha condannato la Asl teramana all’erogazione di una riabilitazione domiciliare con il metodo Aba con personale specializzato. Il sistema Aba è uno dei principali metodi terapeutici indicato nelle linee guida dell’Istituto superiore della sanità. Una riduzione della durata e dell’intensità dell’intervento è in grado di modificare in senso peggiorativo l’esito dell’intervento così come il venir meno della continuità assistenziale».
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