Poche sedie e caldo Lunghe attese davanti al Pronto soccorso

19 Agosto 2020

Disagi per chi accompagna un malato e non può entrare La Asl: subito più panche, ma il divieto è per evitare contagi

TERAMO. Pronto soccorso, nel bene e nel male uno dei punti focali dell’ospedale. Ed è anche uno dei servizi in cui le norme anti-Covid si fanno più pressanti e pesanti. Ecco dunque che la sacrosanta necessità di impedire contagi crea disagi a tutti coloro che accompagnano in Pronto soccorso i propri parenti. L’accesso è infatti consentito solo al malato e i parenti devono aspettare ore e ore fuori. Per loro c’è una piccola tenda con tre panchine che, volendo rispettare il distanziamento sociale, possono ospitare due persone ognuna, tre a voler rischiare.
«Ho accompagnato mio figlio alle 15,15 per una sospetta frattura al piede, ora sono le 19,15 e sono qui in questa tenda in piedi, non ho da sedermi», racconta una madre. Accanto a lei c’è una signora che ha accompagnato ore prima il padre cieco al Pronto soccorso: è entrata a forza dopo parecchio tempo e ha portato il padre in bagno, visto che nessuno provvedeva. In generale c’erano persone che lunedì sera alle 19 erano dal mattino ad aspettare. A volte operatori particolarmente sensibili a qualche anziano forniscono una sedia, ma non sempre accade. Nelle ore più calde c’è chi trova riparo nella pineta, visto che sotto al tendone si crea un effetto-serra soffocante.
Ma purtroppo, dicono dalla direzione sanitaria, non c’è molto da fare. «Non possiamo fare diversamente, in ospedale per questioni di sicurezza può entrare sostanzialmente solo chi deve fare le cure», dicono alla direzione sanitaria, «in teoria il parente dovrebbe tornare a casa. Se c’è un problema di carenza di sedie lo risolveremo immediatamente cercando di rendere più confortevole il tendone. Ma per il problema del caldo non si può fare molto».
Risolto quasi totalmente, invece, il problema delle lunghe file per fare il pre-triage e accedere in ospedale. Dai primi di agosto, infatti, sono state semplificate le procedure. Non si deve più riempire il modulo con i propri dati, ma solo farsi misurare la febbre col termoscanner da un operatore. Se la temperatura è inferiore a 37,5 gradi si entra, altrimenti si viene inviati al Pronto soccorso dove si fa un tampone rapido. Se il cittadino rifiuta si avverte il medico di famiglia per attivare i controlli a domicilio. (a.f.)
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