Popolare Bari, Sottanelli: il Governo deve chiarire

Il deputato presenta un’interrogazione sul progetto del Medio credito centrale: «Dipendenti e territorio hanno già subìto troppo, basta con le penalizzazioni»
TERAMO. Solidarietà ai lavoratori e un’azione immediata che impegni il Governo sul futuro della banca. Lo sciopero annunciato per domani dai dipendenti della Popolari di Bari spinge il deputato rosetano Giulio Cesare Sottanelli a rompere gli indugi. Tornato in parlamento sette mesi fa, dopo aver a sua volta fondato un istituto di credito, il deputato premette di non essere mai in precedenza intervenuto sul crack della Tercas e sui successivi passaggi che hanno portato all’attuale assetto del gruppo bancario «perché avrei potuto essere accusato di sciacallaggio e in quel periodo non avevo incarichi istituzionali». I timori manifestati dai sindacati sull’effettiva consistenza del piano del Medio credito centrale – che attualmente controlla la Popolare – sul rilancio dell’istituto come “banca del Meridione” richiede un intervento deciso e non più rinviabile.
«Lo sciopero è un segnale molto forte per un istituto di credito che si fonda su fiducia e credibilità», tiene a precisare Sottanelli, «è un fatto grave che capito per evirare ulteriori danni ai lavoratori e a un territorio che hanno già pagato tantissimo». Sottanelli presenterà un’interrogazione a Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia cui fa capo il Medio credito centrale tramite Invitalia, «per chiedere delucidazioni sul futuro di questi lavoratori e sul progetto strategico per sostenere l’economia regionale». Secondo il deputato di Azione va scongiurata la «terza penalizzazione» che nel giro di pochi anni colpirebbe dipendenti del gruppo, aziende e risparmiatori teramani e abruzzesi dopo il fallimento della Tercas. «Per la banca andava attuato un altro tipo di salvataggio se ce n’era bisogno», spiega, «evitando il commissariamento». Questo, per Sottanelli, è stato il primo danno subìto dal territorio perché «si poteva percorrere una strada alternativa» che coinvolgesse fondazioni bancarie abruzzesi e Fira nella sopravvivenza del gruppo Tercas-Caripe. La seconda mazzata è coincisa con l’entrata in scena della Popolare di Bari. «Se l’intervento tramite i 280 milioni del fondo interbancario e l’azzeramento del patrimonio fosse stato sufficiente per il risanamento, questo si sarebbe tradotto in un regalo all’istituto pugliese», spiega il deputato, «se non fosse bastato, la Popolare non avrebbe avuto la forza di portare avanti la fusione». Il doppio danno è stato fatto, ma per Sottanelli non si possono tollerare altri sacrifici. «Ora basta», conclude, «ci devono dire come stanno le cose».
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