Porta Bataclan, otto condanne: sei mesi al teramano coinvolto

24 Giugno 2022

Il pannello con l’opera di Bansky venne trovato in un casolare dell’imprenditore a Sant’Omero Accusato di ricettazione, il 59enne si è sempre difeso sostenendo di non sapere da dove arrivasse 

TERAMO. I giudici francesi hanno emesso la sentenza dopo una istruttoria svolta in tempi sicuramente più brevi di quelli a cui siamo abituati nei tribunali italiani: otto condanne per il furto della porta del Bataclan con l’opera di Banksy, quella ritrovata in un casolare di Sant’Omero e poi tornata in Francia a ricordare per sempre le vittime dell’attentato terroristico a Parigi. Per i sette francesi accusati di aver ideato il colpo e trasportato l’opera in Italia (è contestato il furto e la ricettazione) le pene vanno da 4 anni a dieci mesi.
Sei mesi senza nessuna misura detentiva, la pena più bassa, è stata inflitta a Giacomino Papa, il 59enne imprenditore di Tortoreto titolare di un B&B proprietario del casolare di Sant’Omero in cui nel 2020 venne ritrovata l’opera. L’uomo ha sempre detto, anche di recente davanti ai giudici francesi, di non sapere cosa fosse quel pannello né che fosse stato rubato. Ha ribadito di aver fatto una cortesia a un cittadino francese che conosceva da tempo e che già in passato gli aveva lasciato delle cose in custodia per qualche tempo. Per lui il pm aveva chiesto una condanna a tre anni per ricettazione. L’uomo è stato difeso dall’avvocato Luca Di Edoardo che così dichiara: «Un’assoluzione, seppure parziale, che rende giustizia a un uomo che si è visto involontariamente catapultato in una vicenda internazionale dai toni giudiziari di assoluta rilevanza. La decisione del tribunale collegiale penale di Parigi, infatti, ha largamente accolto le argomentazioni della difesa, disattendendo integralmente la ricostruzione dei fatti operata dal giudice istruttore a conclusione delle relative indagini e le altrettanto gravose argomentazioni e richieste pure avanzate dal pm in sede di requisitoria. Basti pensare che l’ipotesi accusatoria iniziale in capo anche al mio assistito era di partecipazione in banda armata (pena detentiva prevista anni 16, di competenza della Corte di Assise), successivamente riformulata in sede di rinvio a giudizio in ricettazione (pena detentiva prevista pari a 7 anni), per il quale il pm ha chiesto la condanna del mio assistito 3 anni di detenzione e al pagamento di una multa di 50.000,00». E così conclude: «Il tribunale nella propria sentenza ha accertato l’assoluta estraneità ai fatti dello stesso, per come peraltro dal medesimo sempre sostenuto e ampiamente documentato, disponendo conseguentemente l’assoluzione piena del mio assistito in quanto non poteva essere a conoscenza di cosa fosse nascosto al di sotto dei teli; ritenendo tuttavia sussistente una presunta e riduttiva responsabilità dello stesso solo per avere successivamente spostato il pannello, comportamento che il tribunale ha valutato in chiave deduttiva come orientato ad occultare la relativa opera d’arte». La difesa attende il deposito delle motivazioni per valutare il ricorso in appello.
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