Porta del Bataclan, imprenditore convocato dai giudici francesi

È il proprietario del casolare di Sant’Omero in cui a giugno è stata ritrovata l’opera di Banksy L’uomo è accusato di ricettazione nell’inchiesta della Procura distrettuale passata ora a Parigi
TERAMO. La porta ritrovata in un casolare di Sant’Omero da mesi è tornata in Francia per essere ricollocata al Bataclan dove “La ragazza triste” di Banksy ricorderà per sempre chi non c’è più. E anche l’inchiesta è passata all’autorità giudiziaria francese che ora ha convocato per fine mese l’imprenditore di Tortoreto proprietario del casolare in cui a giugno venne ritrovata l’opera in memoria delle vittime dell’attentato terroristico del 2015. Un’audizione, che probabilmente si svolgerà in videoconferenza vista la pandemia, chiesta dall’autorità giudiziaria parigina nell’ambito del procedimento aperto dalla stessa dopo il passaggio dell’inchiesta della Procura distrettuale dell’Aquila.
Il passaggio, maturato nell’ambito di quelle che sono le linee guida introdotte e applicate ormai da anni con il nuovo diritto europeo, è stata all’epoca condivisa dai magistrati in considerazione, soprattutto, del fatto che sia il reato del furto sia quello della ricettazione sono stati entrambi consumati in territorio francese e quindi, da un punto di vista giuridico, di competenza di quella autorità giudiziaria che nel luglio del 2019 ha arrestato nell’Isere e nell’Alta Savoia sei cittadini magrebini accusati di furto, associazione per delinquere e ricettazione della porta del Bataclan.
Alla magistratura francese, dunque, è passato il complesso fascicolo della Procura distrettuale guidata dal procuratore Michele Renzo (l’inchiesta è del pm David Mancini) in cui sono indagati per ricettazione l’imprenditore italo -francese di Tortoreto titolare di un B&B nel cui casolare è stata ritrovata l’opera, il cittadino magrebino suo conoscente che nel gennaio del 2019 l’avrebbe portata in Italia. Quando venne sentito dai carabinieri l’imprenditore (assistito dall’avvocato Luca Di Edoardo) si difese sostenendo di non sapere che si trattasse della porta del Bataclan e che avrebbe fatto solo una cortesia al magrebino conosciuto dopo che in alcune occasioni aveva dormito nella sua struttura e che anche altre volte gli avrebbe lasciato in custodia degli oggetti destinati alla sua casa parigina. Così come fatto quando l’opera venne portata a Tortoreto, poco tempo dopo il furto nel teatro parigino avvenuto il 26 gennaio del 2019.
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