Porta del Bataclan, non ci sono le impronte del teramano indagato

17 Giugno 2021

È il risultato della perizia chiesta dall’autorità giudiziaria di Parigi che ha disposto altri accertamenti L’imprenditore è accusato di ricettazione: nel suo casolare venne ritrovata l’opera di Banksy rubata

TERAMO. La porta ritrovata in un casolare di Sant’Omero da mesi è tornata in Francia in attesa di essere ricollocata nel teatro Bataclan dove “La ragazza triste” di Banksy ricorderà per sempre chi non c’è più. E l’inchiesta, nel frattempo passata alle autorità francesi, continua a dettare la cronaca.
La Corte d’appello di Parigi che ora indaga ha fatto eseguire una perizia tecnica sulla porta e l’esame ha escluso la presenza delle impronte digitali dell’imprenditore teramano di Tortoreto accusato di ricettazione: si tratta del proprietario del casolare in cui nel giugno del 2020 venne ritrovata l’opera realizzata in memoria delle vittime dell’attentato terroristico del 2015. Sulla porta, invece, sarebbe stata accertata la presenza delle impronte digitali di alcuni dei magrebini attualmente indagati nell’ambito del procedimento aperto dalla stessa autorità giudiziaria dopo il passaggio dell’inchiesta della Procura distrettuale dell’Aquila.
Il passaggio dell’inchiesta in Francia, maturato nell’ambito di quelle che sono le linee guida introdotte e applicate ormai da anni con il nuovo diritto europeo, è stato all’epoca condiviso dai magistrati in considerazione, soprattutto, del fatto che sia il reato del furto sia quello della ricettazione sono stati entrambi consumati in territorio francese e quindi, da un punto di vista giuridico, di competenza di quella autorità giudiziaria che nel luglio del 2019 ha arrestato nell’Alta Savoia sei cittadini magrebini accusati di furto, associazione per delinquere e ricettazione della porta del Bataclan. Alla magistratura francese, dunque, è passato il complesso fascicolo della Procura distrettuale (l’inchiesta all’epoca venne portata avanti dal pm David Mancini oggi procuratore dei minori) in cui sono indagati per ricettazione l’imprenditore italo-francese di Tortoreto titolare di un B&B e nel cui casolare venne ritrovata l’opera e il cittadino magrebino suo conoscente che nel gennaio del 2019 l’avrebbe portata in Italia. Quando all’epoca venne sentito dai carabinieri l’imprenditore (assistito dall’avvocato Luca Di Edoardo) si difese sostenendo di non sapere che si trattasse della porta del Bataclan e che avrebbe fatto solo una cortesia al magrebino conosciuto dopo che in alcune occasioni aveva dormito nella sua struttura e che anche altre volte gli avrebbe lasciato in custodia degli oggetti destinati alla sua casa parigina. Così come fatto quando l’opera venne portata a Tortoreto, poco tempo dopo il furto nel teatro parigino avvenuto il 26 gennaio del 2019. A marzo l’uomo è stato sentito dalle autorità francesi in un lungo interrogatorio che si è svolto in videoconferenza e ha ribadito quanto già detto: non sapeva che quel pannello di ferro fosse la porta rubata alBataclan con il murale di Banksy. I risultati della consulenza tecnica francese sono a suo favore.
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