Positivi 9 dipendenti, chiusa l’Avicoop

8 Agosto 2020

Paura nello stabilimento Amadori di Controguerra dove scattano i tamponi per 200, a Roseto isolati due turisti veneti 

TERAMO. La fine della tregua, se mai ci fosse stata, è nei numeri che irrompono e spaventano con un’impennata di contagi. A Controguerra, Roseto, Torano. A Controguerra il caso che più preoccupa per quella che potrebbe essere la potenziale estensione: nove casi accertati tra i dipendenti della Avicoop, stabilimento della filiera Amadori che da ieri è chiuso. Dopo aver rilevato la positività al Covid di una dipendente residente a Martinsicuro, la Asl ha immediatamente sottoposto a tampone gli altri 47 dipendenti che fanno parte dello stesso turno di lavoro della donna che da tre giorni è in isolamento nella sua abitazione dopo che anche tre suoi familiari sono risultati positivi.
Da oggi tutti i duecento dipendenti dello stabilimento di Controguerra saranno sottoposti a tamponi su disposizione dell’azienda sanitaria teramana che ha già fatto scattare tutte le procedure previste dai vari protocolli. «Il sito produttivo», fa sapere in una nota l’Amadori che annuncia la chiusura dello stabilimento fino al completamento dei test su dipendenti e collaboratori, «è stato sottoposto a sanificazione straordinaria: questo tipo di intervento è una prassi sin dall’avvio dell’emergenza Covid e viene effettuato alla fine di ogni giornata di lavoro in tutti gli stabilimenti appartenenti alla filiera Amadori. La chiusura preventiva del sito di Controguerra è una conferma dell’atteggiamento di massima cautela e dello spirito di estrema attenzione dimostrata dall’azienda in questi mesi nei confronti della salute e della sicurezza dei propri lavoratori. Ne è conferma come, su quasi 2000 test effettuati nelle scorse settimane sui dipendenti di Avi.Coop in Emilia Romagna siano stati riscontrati solo due positività senza sintomi. L’azienda si augura che lo screening in atto sui dipendenti confermi la buona salute dei suoi collaboratori e che l’attività possa riprendere al più presto in completa sicurezza».
E a Roseto, dove a febbraio esplose il caso del turista di Brugherio arrivato nella sua casa al mare e poi finito in ospedale con moglie e due figli, si registrano due casi di positività. Si tratta di turisti veneti, un uomo che lavora in una struttura sanitaria e la moglie, che, nonostante avessero effettuato i tamponi, si sono messi lo stesso in viaggio senza attendere i risultati. I due, diretti in Campania, dovevano rimanere due notti in un albergo di Roseto dove, sembra, non abbiano avuto contatti con nessuno. A darne notizia è stato il sindaco Sabatino Di Girolamo con un video su Facebook. Dopo la comunicazione dalla Asl veneta a quella teramana i due sono stati prima portati nel reparto malattie infettive dell’ospedale Mazzini e successivamente trasferiti nella Rsa di Giulianova, da tempo allestita per ospitare pazienti in quarantena. «Voglio rassicurare tutta la cittadinanza», ha detto il primo cittadino di Roseto, «i casi, per fortuna, sono circoscritti. Dispiace per la struttura ricettiva, ora costretta in via cautelativa alla sanificazione dell’intero albergo». Nel merito interviene anche Adriano De Sanctis, presidente di Ara albergatori. «Non è possibile che una persona, sapendo di aver fatto il tampone si metta in viaggio», aggiunge De Sanctis, «quantomeno avrebbe dovuto aspettare il risultato a casa. Così si rischia di mettere a repentaglio un settore già duramente colpito dall’emergenza».
Un caso di positività anche a Torano Nuovo. A comunicarlo, sempre con un post su Facebook, il sindaco Anna Ciammariconi. Il paziente è in isolamento domiciliare e, da una prima ricostruzione fatta, non sarebbe in alcun modo collegato ai casi di Controguerra.
(ha collaborato
Luca Venanzi
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