Post-sisma, fondi per le regioni: «All’Abruzzo non basta il 10%»

D’Alberto lancia la sfida sulla ripartizione delle risorse del Pnrr: «Scontiamo una profonda ingiustizia» Va rivista l’intesa tra i sindaci del cratere 2016: «Legnini ha fatto capire che servono criteri più chiari»
TERAMO . «Quel 10 per cento all’Abruzzo non va più bene». Il sindaco Gianguido D’Alberto rilancia senza mezzi termini la battaglia sulla ripartizione delle risorse tra le regioni colpite dai terremoti a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017. In ballo ci sono gli 1,78 miliardi del fondo complementare per la ricostruzione che fa parte del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, e il primo cittadino definisce «una profonda ingiustizia» il criterio che attribuisce di fatto ai territori abruzzesi solo un decimo della cifra effettivamente disponibile per il cratere del Centro Italia.
RISORSE INSUFFICIENTI
«Questo riparto, frutto di un’intesa tra i sindaci che risale alla prima fase dell’emergenza», sottolinea D’Alberto che in qualità di presidente regionale dell’Anci, l’associazione dei Comuni, ha posto la questione nell’ultima riunione della cabina di coordinamento post-terremoto, «non corrisponde affatto alla realtà entità dei danni non solo materiali sofferti dalla popolazione abruzzese». L’iniquità della suddivisione dei fondi, a detta del sindaco, è ancora più marcata se si considera che il 33 per cento degli 1,78 miliardi sono destinati al cratere del 2009. «La quota a disposizione dell’Abruzzo per la ricostruzione 2016, dunque, andrebbe calcolata sul rimanente 67 per cento», tiene sottolineare, «per cui risulterebbe ancora più bassa rispetto al totale». D’Alberto ricorda, tra l’altro, che il fondo complementare nel Pnrr è stato istituito principalmente come ulteriore misura per i territori feriti dal sisma del Centro Italia.
LA MOBILITAZIONE
D’Alberto, che sottolinea la condivisione di questa posizione nella cabina di coordinamento con il presidente della Regione Marco Marsilio, si dice pronto a dare battaglia per ottenere una fetta maggiore di risorse, quantificabili secondo lui in una quota tra il 12 e il 17 per cento, e conta sul sostegno del commissario per la ricostruzione post-sisma del Centro Italia Giovanni Legnini. «Lui stesso ha fatto capire», fa rilevare il primo cittadino teramano, «che da qui a gennaio andranno indicati criteri più chiari e definiti per il riparto dei fondi disponibili».
ACCORDO DA RIVEDERE
Per ottenere il risultato, però, serve una nuova intesa tra i sindaci dei crateri. «È necessario, per così dire, un atto uguale e contrario a quello con cui è stato delineato il primo riparto», evidenzia D’Alberto, «che nel pieno dell’emergenza si basò sulla maggiore evidenza dei danni in quel momento». Il quadro della situazione però nel frattempo è stato meglio definitivo, facendo riscontrare le pesanti conseguenze subìte anche dai territori abruzzesi. «Si potrebbe chiedere la retroattività di un diverso riparto che ci farebbe recuperare risorse», insiste il presidente regionale dell’Anci, «ma ci limitiamo a sollecitare una revisione delle percentuali per le risorse ancora da assegnare, anche alla luce del fatto che i fondi in questione sono destinati a interventi di ricostruzione economica e sociale delle aree colpite dal sisma».
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