Posta sui social foto osè della ex: indagato un 40enne teramano

8 Settembre 2022

L’uomo sotto accusa dopo la denuncia della donna, con le immagini anche il numero di telefono  Dopo la fine della storia aveva minacciato: «Torna con me o potrei fare qualcosa di molto brutto»

TERAMO. La cronaca racconta che nuove leggi e pene più severe non bastano a fare da deterrente. Perché il numero dei casi non si arresta mai. Come quest’ultimo con un quarantenne teramano che non si è rassegnato alla fine della relazione sentimentale e per vendicarsi ha pubblicato sui social foto osè della sua ex. L’uomo è indagato nell’ambito di un fascicolo giudiziario aperto dopo la denuncia della donna.
Si tratta di uno dei tanti procedimenti dopo l’entrata in vigore della legge sul cosiddetto “Revenge porn” che ha introdotto due fattispecie di reato diverse: la diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate da parte di chi queste immagini le ha realizzate e da parte di chi le riceve e contribuisce alla loro ulteriore diffusione «al fine», si legge nella normativa, «di creare nocumento alle persone rappresentate». L’uomo è indagato per diffamazione, minacce e sostituzione di persona.
La vicenda, in questo caso, risale alla fine del 2020. I due hanno una relazione sentimentale, ma dopo qualche tempo lei decide di interrompere la storia. Da questo momento in poi, racconta nella denuncia, cominciano le minacce telefoniche e sui social con lui che le chiede insistentemente di tornare insieme dicendole che in caso contrario lui «avrebbe potuto fare cose molto brutte».
Scatta la denuncia e le indagini e gli investigatori arrivano all’ex fidanzato. All’uomo viene contestata anche l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 617 del codice, ovvero l’interruzione o l’impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telefoniche. In questo caso, secondo l’accusa, «per aver attivato in nome per conto della parte offesa, due indirizzi di posta elettronica e un profilo Facebook. Secondo l’accusa le immagini sarebbero state pubblicate su più profili social. In alcuni casi, inoltre, accanto alle immagini, sarebbero stati indicati anche i numeri di telefono cellulare e dell’abitazione della donna.(d.p.)
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