Povertà a Teramo, più colpite famiglie numerose e persone sole

Presentato il rapporto 2018 della Caritas diocesana che evidenzia storie sempre più complesse Ad usufruire del servizio mensa sono soprattutto gli italiani, seguiti da cittadini dell’est europeo
TERAMO. La povertà aumenta e cambia continuamente volto e colpisce sempre di più le famiglie, soprattutto quelle con un numero maggiore di figli piccoli, così come divorziati e separati e in generale persone sole. Ma non solo. Perché i nuovi poveri sono anche i tanti che vivono situazioni di sotto-occupazione e sotto-retribuzione.
È quanto emerge dal rapporto sulla povertà della Caritas diocesana di Teramo-Atri relativo al 2018, presentato ieri mattina nella sala polifunzionale della provincia nel corso del convegno “Allargare gli orizzonti della carità”, coordinato dal direttore della Caritas di Teramo-Atri don Igor Di Diomede. A illustrare il documento, preceduto dalla presentazione del Flash report di Caritas italiana su “Povertà ed esclusione in Italia” a cura di Walter Nanni, è stata Martina D’Ignazio, che ha parlato di una povertà, anche in provincia di Teramo, sempre più complessa, multidimensionale e in alcuni casi cronica, così come confermato dalle storie raccolte nel centro di ascolto della Caritas, che rappresenta il primo momento di presa in carico dell’utenza. «Nel 2018 abbiamo incontrato 634 persone, dietro le quali ci sono poi intere famiglie. E quello che emerso è che le storie di povertà sono sempre più complesse», ha detto D’Ignazio, «Inoltre c’è una sostanziale parità di genere negli accessi ai servizi Caritas». L’età media delle persone che si rivolge alla Caritas è di 44 anni e i giovani tra i 18 e 34 anni rappresentano la classe con il maggior incremento di presenze. Il 56% dell’utenza, inoltre, è rappresentato dai nuclei familiari, di cui un elevato numero con figli a carico, mentre il 18% risulta vivere da solo. «Tra gli elementi da sottolineare c’è che rispetto ai bisogni emersi molto spesso si cumulano più ambiti problematici», ha aggiunto D’Ignazio, «e le problematiche abitative, molte delle quali connesse al post sisma, si accompagnano a solitudine e scarsa stabilità relazionale, facendo emergere un quadro si precarietà esistenziale».
Il rapporto ha poi confermato come esista una stretta connessione tra livello di istruzione e stato di povertà, a conferma della necessità di intervenire su quella che oggi viene definita come povertà educativa. Tanto che tra le attività della Caritas nel 2018 grande attenzione è stata dedicata proprio alle attività di sostegno scolastico e socio-educativo per minori. Anche se la forma di aiuto più frequente, specularmente alle esigenze dell’utenza, è stata ovviamente quella dell’erogazione di beni e servizi materiali (pari al 63,8%) come l’erogazione di pasti alla mensa e le attivazioni di tessere per l’Emporio della solidarietà. Un’attività alla quale si è accompagnata anche quella relativa all’erogazione continuativa di un sussidio economico per il pagamento dell’affitto, del mutuo o della permanenza in una pensione a favore di 25 persone, a conferma delle crescenti difficoltà legate all’emergenza abitativa.Una situazione a fronte della quale, come sottolineato anche dal vescovo Lorenzo Leuzzi, vista la muldimensionalità dei fenomeni di povertà ed esclusione sociale, non sono più sufficienti solo risposte di tipo tradizionale ma serve creare nuove politiche di welfare. A chiudere il convegno è stata la presentazione, curata da Roberto Veraldi, dell’ultimo libro del vescovo Leuzzi “Allargare gli orizzonti della carità. L’avete fatto a me”.
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