Prati, chiesto il sequestro degli impianti

13 Dicembre 2022

Nuova azione giudiziaria del gestore Finori: «La Gran Sasso Teramano mi ha creato un danno, i suoi beni vanno bloccati»

PIETRACAMELA. L’ennesimo ricorso giudiziario del gestore scaduto Marco Finori, che chiede il sequestro di tutti i beni della Gran Sasso Teramano, ferma ancora la vendita degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva. Finori ribadisce la sua volontà di comprare le attrezzature, ma dalla Gst fanno sapere di non aver ricevuto alcuna convocazione dal notaio.
Prosegue a colpi di ricorsi giudiziari l’annosa vicenda impianti di Prati di Tivo. Ieri mattina è stato notificato alla Gst, durante l’assemblea dei soci, il ricorso civile al tribunale di Teramo del gestore scaduto Finori, che chiede il sequestro di tutti i beni della società, l'accertamento e la dichiarazione della nullità del bando di vendita degli impianti e la condanna al risarcimento del danno patrimoniale ed extra-patrimonale «patito in ragione dell’accertato inadempimento del contratto di gestione che dalla mancata vendita al prezzo di 900mila euro oltre gli interessi legali», come recita il documento. Un ricorso che è stato presentato il 22 novembre dall’imprenditore, chiedendo la fissazione d’urgenza dell’udienza che il giudice ha stabilito per il 10 gennaio. Si ferma, quindi, per il momento la vendita del lotto, al quale sono interessati i fratelli Persia di Tottea. E si allontana sempre di più la possibilità di riaprire la stazione per questa stagione invernale.
È un’altra azione legale di Finori dopo il ricorso al giudice ordinario sul bando di vendita degli impianti, con udienza il 23 febbraio, il decreto ingiuntivo avverso la Gst di 230mila euro al tribunale di Ascoli che si pronuncerà a giorni, e il ricorso al Tar Abruzzo per il diniego della proroga a tenere aperta la cabinovia oltre il 23 settembre. Un’azione che segue la riconsegna “a puntate” degli impianti partendo dalla quadriposto e dal Pilone, passando per le attrezzature ormai inutilizzabili di Prato Selva e con una pec alla Gst dove specifica che a giorni riconsegnerà la cabinovia della Madonnina. «Siamo stati costretti a chiedere il sequestro dei beni alla Gst visto l’enorme danno causatoci dal liquidatore che non firmando la richiesta alla Regione non ci ha permesso di aprire prima del 6 agosto scorso», tuona Finori, «con impianti per i quali avevo pienamente pagato l’affitto, anticipato il canone per la concessione dei terreni e tutto quello che ne concerne, facendoci perdere tutta la stagione invernale e gran parte di quella estiva». Subito dopo ribadisce la volontà di voler acquistare il lotto degli impianti che, secondo quanto riferisce, lo ha manifestato in una pec inviata alla Gst. «La mia società ha continuato a manifestare l’interesse all’acquisto a un milione e 650mila euro con in più un investimento di 500mila euro», incalza, «ma nessuno ci risponde». Alla Gran Sasso Teramano, la cui assemblea ieri mattina ha affidato ai legali Divinangelo D’Alesio e Pietro Referza di essere rappresentata legalmente nell’ultimo ricorso, la pensano diversamente al riguardo e replicano: «Alla Gst non è pervenuta nessuna convocazione dinanzi al notaio scelto da Finori per la formulazione e la stipula dell’atto pubblico per l’acquisto del lotto degli impianti dei Prati e di Prato Selva» .
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