Prati di Tivo, bene l’estate ma futuro incerto
Bacchion: «Ora è pieno di turisti, ma a novembre rischiamo di non avere il gestore degli impianti»
TERAMO. Se lo spettro dei debiti per la Gran Sasso Teramano non è più un problema, di certo resta un problema il futuro del comprensorio legato al destino della gestione degli impianti. Ad accendere nuovamente i riflettori sull’annosa questione è l’amministratore unico della Gran Sasso Teramano Marco Bacchion pochi giorni dopo l’annuncio del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino della conclusione di un accordo con l’Unicredit per ripianare la situazione finanziaria. Una transazione, spiega Bacchion, che ha consentito di lasciare solo 8 milioni di euro di debito rispetto ai 12 iniziali di cui già liquidati 5milioni e mezzo.
Al di là dell’aspetto burocratico ed economico, confortano però anche le presenze in questi mesi a Prati di Tivo: gli alberghi secondo l’amministratore unico sono pieni, gli impianti hanno funzionato a pieno regime e hanno visto anche frequentatori “illustri” in questi giorni come Gianni Alemanno e l’onorevole Giovanni Lolli. «Segno che le potenzialità del territorio ci sono», ha detto Bacchion, «ma tuttavia serve uno scatto di reni per evitare che con la chiusura della stagione estiva i problemi vadano nel dimenticatoio e con essi anche il rilancio della montagna». Il riferimento è verso quei soci, Provincia e Camera di Commercio, che secondo Bacchion dovrebbero essere più puntuali nel definire gli indirizzi strategici in relazione ai nuovi impianti.
«A novembre infatti scade il contratto di gestione che si è aggiudicato nuovamente la Siget con un bando scaturito anche al termine di lunghe trattative intavolate per venire incontro alle esigenze dell’associazione albergatori che chiedevano tariffe più basse. Dunque tra qualche mese si ripropone il problema». E da qui anche l’impasse per poter procedere con un nuovo bando. «Cosa si vuole fare della società? Si parla di rilancio, di definizione dei nuovi obiettivi e la Gran Sasso è pronta a recepirli, ma bisogna entrare nel vivo degli impegni altrimenti mancano le indicazioni e le cifre per poter procedere con un nuovo bando».
«Il timore» ha detto Bacchion «è quello di assistere a un’imminente fine di Prati di Tivo e con essa anche il comprensorio di Prato Selva. Insomma la proprietà deve battere un colpo, ma qualche tirata d’orecchie non è stata lesinata nemmeno verso quell’associazione albergatori che si è battuta e ha fatto sentire la sua voce prima del bando affinchè si arrivasse all’aggiudicazione della gestione degli impianti di risalita.
«L’azione di promozione è mancata totalmente», ha concluso Bacchion, «e probabilmente ha pesato anche il fatto che sui territori manca una struttura di riferimento dell’associazione degli albergatori».
Marianna De Troia
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