Prati di Tivo, decisione rinviata: è a rischio la stagione invernale

Finori non accetta le condizioni poste per l’acquisto degli impianti, il giudice aggiorna a gennaio e invita l’imprenditore e la Gran Sasso Teramano a percorrere ancora la strada dell’accordo
TERAMO. Continuare sulla strada della conciliazione tra la Gran Sasso Teramano (Gst), la società in liquidazione proprietaria delle attrezzature di Prati di Tivo, e il gestore e custode giudiziale Marco Finori, con l’udienza rinviata al 21 gennaio prossimo. È la non decisione assunta ieri dalla giudice del tribunale di Teramo Lorenza Pedullà dopo l’invito fatto nello scorso luglio a Finori e alla Gst a trovare un accordo sull’acquisto da parte di Finori degli impianti della stazione turistica. Pedullà ha proseguito sulla via della conciliazione scegliendo di rimandare tutto a gennaio, nonostante la Gst, come si legge sul verbale d’udienza, avesse depositato una nota dove «ha rappresentato che il liquidatore, di concerto con la compagine dei soci, accetta la proposta conciliativa del giudice in data 2 luglio 2024» e Finori avesse depositato una sua nota nella quale «ha dichiarato che allo stato la proposta conciliativa formulata dal giudice non è accoglibile».
C’era dunque una volontà espressa da Finori a non comprare a determinate condizioni e una soluzione transattiva della controversia non c’è stata, ma il giudice civile ha ribadito con forza come «non ci sia una chiusura definitiva delle parti verso la definizione bonaria della controversia» e ha rivolto l’invito «in particolare alla società attrice (Finori, ndc) a impegnarsi nel medio periodo a quantomeno valutare fattivamente la strada della conciliazione anche mediante la formulazione di una proposta scritta da sottoporre a controparte», come recita ancora il verbale d’udienza. Finori non ha accettato la proposta di acquistare la titolarità del ramo d’azienda della Gst costituito da debiti, crediti, concessioni, beni mobili e immobili (gli impianti a esclusione della cabinovia della Madonnina, che è di proprietà della Provincia) con l’obbligo dello smontaggio definitivo degli impianti giunti a fine vita tecnico e l’accollo liberatorio di tutti i debiti della Gst dietro il pagamento integrale di tutti i creditori sociali entro 30 mesi, dei professionisti entro la fine del 2024 per un importo complessivo di un milione e 550mila euro, garantendo, così, la continuità della gestione, che ha in mano dal 2019.
Che ne sarà ora della stagione invernale? Sarà l’ennesima senza impianti aperti e con il malcontento degli operatori economici del comprensorio? In realtà la decisione di ieri del giudice ordinario non incide sulla gestione e custodia giudiziale di Finori, che rimangono in capo all’imprenditore sambenedettese il quale potrebbe riattivare almeno la cabinovia in assetto invernale e il tappeto. Autorizzazioni permettendo, considerato che l’anno scorso il Coreneva aveva rilasciato il certificato di immunità dalle valanghe con prescrizioni e solo per far girare la cabinovia in assetto pedonale, negando, per motivi di sicurezza, l’apertura delle piste.
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