Prati di Tivo e Prato Selva Gli impianti vanno a Finori

La sua offerta da un milione e 650 mila euro unica ad arrivare nell’ultima asta La ditta Persia invia una diffida invece del rilancio. Ora l’atto di cessione
TERAMO. L’aggiudicazione definitiva per l’acquisto degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva va al gestore Marco Finori. Un milione e 650 mila euro da pagare in 24 mesi con un investimento di 500mila euro per la stagione 21/22 in innovazione e promozione turistica: questa l'offerta che ha permesso all'imprenditore sambenedettese l'aggiudicazione definitiva dell'acquisto degli impianti.
A stabilirlo ieri nella sede della Provincia è stata l’assemblea dei soci della Gran Sasso Teramano Gst, la società in liquidazione pubblico – privata proprietaria delle attrezzature, che ha ratificato definitivamente l’offerta di Finori dopo l’aggiudicazione provvisoria nell’assemblea della settimana scorsa. Un’offerta, quella dell’imprenditore marchigiano, che era partita da 900mila euro e che è stata rilanciata più volte per l’entrata “in corsa” della ditta fratelli Persia di Tottea in un botta e risposta a suon di offerte migliorative tra i due pretendenti all’acquisto degli impianti.
Ma nell’ultimo appuntamento che scadeva lunedì i fratelli Persia non hanno presentato un rilancio, ma una diffida dall’aggiudicare nella quale si rivendica la validità della loro prima offerta di 930mila euro. Elemento che, però, non ha inficiato l’offerta di Finori, che è stata presa come l’unica arrivata, sottoposta all’assemblea e votata favorevolmente da Provincia e Camera di commercio del Gran Sasso, con l’astensione della Regione, il voto contrario delle Asbuc di Pietracamela e Intermesoli e l’assenza dei comuni di Pietracamela e Fano Adriano e alla quale non ha avuto nulla da eccepire il collegio sindacale della Gst. Ora, salvo elementi nuovi, verrà dato mandato al notaio per la predisposizione dell’atto pubblico di cessione che, come ha garantito il liquidatore Gabriele Di Natale «terrà conto delle garanzie e verrà portato in assemblea prima della stipula».
«Prendiamo atto che il tavolo tecnico ha verificato l’assenza di altre offerte e confermiamo l’aggiudicazione definitiva con tutte le garanzie che i soci siano esenti da responsabilità future e con l’impegno che qualsiasi nuovo sviluppo debba essere portato in assemblea», ha detto il vice presidente della Provincia Alessandro Recchiuti. «Non possiamo fermare oggi questo processo, ma ribadiamo con fermezza l’inserimento nell’atto notarile di clausole di salvaguardia», ha aggiunto la presidente della Camera di commercio Antonella Ballone. L’assessore regionale Pietro Quaresimale ha chiesto il rinvio della votazione per l’arrivo della diffida, una decisione condivisa dai presidenti delle Asbuc Paride Tudisco e Corrado Bellisari.
Un risultato importante per Di Natale che permette «dopo quattro anni di coprire i debiti di un milione e 400mila euro della Gst, ricostituire il capitale sociale con un surplus di 250mila euro» e per Finori che vede l’aggiudicazione «un presupposto per poter far ripartire il territorio, peccato per il grande assente del sindaco di Pietracamela Michele Petraccia», come ha concluso.
Ora la matassa da sbrogliare e per la quale ci sarà a breve un incontro sarà la concessione da parte dell’Asbuc di Pietracamela dei terreni dove insistono gli impianti a Finori per tentare la riapertura della cabinovia in agosto.
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