Prati di Tivo non riapre C’è rischio di valanghe

Chiuse altre strade provinciali a causa delle frane, danneggiato il 95% della rete Ieri 150 interventi dei vigili del fuoco in case e aziende crollate per la neve
TERAMO. È slittata la riapertura della stazione sciistica di Prati di Tivo, prevista per oggi, a seguito della decisione del sindaco di Pietracamela Michele Petraccia di far proseguire la sua ordinanza di chiusura dopo l’incontro con la commissione comunale valanghe. «Meteomont e la Forestale danno un rischio valanghe 3», ha detto Petraccia, «per cui, vista la nota della Prefettura che invita alla prudenza e visto l’innalzamento delle temperature, ho deciso di prorogare la chiusura della stazione per garantire maggiore sicurezza a tutti. Ci riserviamo di rivalutare il quadro nei prossimi giorni».
LA POLEMICA. Non tutti, però, sono d’accordo. «Il rischio valanghe è da tenere in considerazione, ma la riapertura era possibile perché avremmo adottato tutte le precauzioni per garantire la massima sicurezza», controbatte Paolo Di Furia, presidente del consorzio “Gran Sasso Prati” che gestisce gli impianti. «Abbiamo lavorato sette giorni senza sosta per ripristinare la normalità e così il danno economico cresce e temo che si aggiunga anche quello di immagine per la stazione». Ma gli albergatori ragionano in una visione d'insieme. «Siamo esasperati e preoccupati per tutta la situazione», dice uno di loro, «poca neve non ci fa aprire, troppa idem e c’è la paura per il terremoto. Un momento così difficile non lo abbiamo mai attraversato». Il sindaco ha poi replicato alle accuse sul presunto silenzio in merito alla slavina che il 18 gennaio aveva raggiunto il residence Prati di Tivo, dove al momento non c'era nessuno a parte il custode e la moglie che non hanno riportato danni. «È stato subito comunicato alla prefettura», ha detto, «e ne abbiamo parlato anche nelle interviste fatte in quei giorni. Sono polemiche sterili».
LE STRADE. Le conseguenze del maltempo continuano a farsi sentire anche sulle strade provinciali a causa di frane e smottamenti dovuti all’accumulo di neve che ha imbevuto i terreni di acqua. Ieri la Provincia ha emanato altre ordinanze di chiusura. Fra le situazioni più complesse la Cellino-Atri, provinciale 23/A, che è tutta intransitabile a causa di diversi smottamenti a valle. Chiusa per un tratto la 22/B di Morro d’Oro, la provinciale 19 in località Feudo nel comune di Castellalto e la 553 nel tratto compreso tra la statale 150 e l’abitato di Notaresco. Senso unico alternato sulle provinciali 23/A dello Stampalone, sulla 31 di Castilenti e sulla 32 di San Giorgio. Interventi in somma urgenza, inoltre, dovranno essere realizzati, non appena sarà consentito dalle condizioni ambientali sulla sp 491 tra l’abitato di Villa Petto e Villa Pizzicato (Colledara) e sulla 365 della vallata del Fino. «Comprendiamo il disagio e ce ne scusiamo», dice il presidente Renzo Di Sabatino, «ma le condizioni di alcune arterie sono davvero preoccupanti, i danni causati dalla drammatica combinazione di eventi calamitosi sono molto ingenti . Abbiamo già speso sei milioni di euro per le somme urgenze, altri cinque sono previsti per il solo ripristino della transitabilità». Risulta danneggiato il 95% delle strade provinciali e per ripararle – fa sapere Di Sabatino – serviranno almeno 24 milioni di euro.
VIGILI DEL FUOCO. Quella di ieri è stata un’altra giornata di intenso lavoro per i vigili del fuoco, che hanno effettuati 150 interventi e devono far fronte ad altre 680 richieste, tutte dovute ai danni causati dall’eccezionale nevicata di gennaio in abitazioni e e aziende agricole. Tra gli interventi principali, due squadre dei Comandi di Torino e Lecce hanno effettuato un intervento in località Vico, nel comune di Colledara, per mettere in sicurezza due stalle con le strutture di copertura gravemente danneggiate dall'eccessivo carico della neve e per liberare il foraggio depositato in un capannone con il tetto crollato. Qui i vigili hanno lavorato anche per mettere in sicurezza il tetto dell'abitazione caricato eccessivamente da un alto strato di neve. Una squadra del comando di Teramo, con l'ausilio del Gos (Gruppo operativo speciale) di Roma, ha completato l'intervento per la rimozione della copertura di una stalla a Befaro di Castelli, riuscendo a liberare e recuperare i cinque bovini morti bloccati all'interno. (a.d.f. e red.te)
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