Prati, rassegnazione tra gli operatori: «La stagione è persa»

Con gli impianti fermi quasi tutti gli hotel resteranno chiusi Il titolare del bar: «Hanno ucciso la località più bella d’Italia»
PIETRACAMELA. La maggior parte degli hotel chiusi, poche presenze previste per le vacanze natalizie e tanta rabbia negli operatori turistici. È la stagione invernale che si prospetta a Prati di Tivo se dovessero rimanere fermi, anche quest’anno, gli impianti sciistici. La notizia che il gestore (scaduto) Marco Finori ha manifestato la volontà di riconsegnarli alla Gran Sasso Teramano entro il 29 novembre non ha riportato grande ottimismo ed entusiasmo perché per riaprire occorrerebbero la manutenzione degli impianti e degli esploditori antivalanga e la nomina di un gestore, senza tralasciare le situazioni irrisolte come la vendita del lotto ferma e le querelle giudiziarie che ripresentano un film già visto negli ultimi anni: incertezza e nessuna programmazione. La possibilità di sciare rimane il traino principale per la stazione perché consente un turismo di più giorni e familiare, quello che manca da qualche stagione e che ha portato, complice anche il caro-bollette, alla chiusura per l’inverno di quasi tutti gli hotel (tre sono stati venduti e sono in attesa della ristrutturazione).
«La stagione invernale per noi è già saltata», spiega Tonino Parogna, proprietario dell’hotel Gran Baita, «il mio hotel resterà chiuso perché c’è poca gente ed è un turismo giornaliero, soprattutto domenicale, mentre i costi dell’energia e del gas sono proibitivi. Terremo aperti con sacrificio servizio noleggio, bar, ristorante e tavola calda, ma non si può pensare di mantenere una struttura ricettiva così grande solo con l’apertura della cabinovia nei due mesi estivi». E, guardando l’amato Gran Sasso dalla piazzetta, con tono triste aggiunge: «Dopo due anni di Covid chiusi non ci meritiamo un altro stop: se andiamo avanti così facciamo una brutta fine perché hanno distrutto Prati di Tivo».
Il Comune con la Pro loco sta facendo degli incontri per organizzare un Capodanno attrattivo e iniziative di richiamo, ma nella piazzetta di sei attività aperte ne sono rimaste tre, senza contare le perdite in unità di lavoro stagionale. «Non sono sorpreso da questa situazione, ormai era nell’aria che sarebbe saltata anche questa stagione e potrebbe accadere anche nei prossimi anni», dice l’imprenditore Antonio Riccioni del bar Prati di Tivo, «senza programmazione non si fa turismo e mi aspetto, ahimè, di lavorare almeno nei weekend aguzzando l'ingegno per proporre eventi particolari. A Capodanno stiamo valutando se organizzare o no: se non ci sono gli hotel aperti, dove resta la gente a dormire?». Riccioni evidenzia come abbia dovuto rinunciare a metà del personale e aggiunge con tono polemico: «Si raccoglie quello che si semina e con l’operato delle istituzioni e di tutti gli attori coinvolti nella vicenda il raccolto non poteva che essere questo: è stato compiuto l’assassinio della località più bella d’Italia».
Il timore che aleggia tra gli addetti è che «ormai nessuno più crede in questo posto e si sono completamente dimenticati di noi». «I Prati senza impianti in inverno perdono di potenziale», conclude Maura Bonaduce del b&b Villa Olimpia, «non si doveva arrivare a questo punto, la situazione poteva essere risolta prima ed è ora che ognuno si assuma la propria responsabilità».
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