Prati, scontro aperto sulla vendita

La Gst vuole garanzie per la cessione degli impianti. Finori: «Ho inviato tutto»
PIETRACAMELA . Prati di Tivo: prosegue il botta e risposta a colpi di pec tra il gestore scaduto Marco Finori, che vuole acquistare gli impianti al netto dei danni subiti, e la Gran Sasso Teramano, che rivendica le garanzie di pagamento. Intanto la cabinovia non è stata riconsegnata, la stazione è ferma e l’opposizione provinciale è tornata in commissione vigilanza.
Se gli impianti sono fermi, grande movimento c’è nella corrispondenza tra la Gst e il gestore scaduto Finori. È di qualche giorno la comunicazione della Gst in cui si chiede a Finori di indicare «tempi, modi e condizioni» della proposta di acquisto delle attrezzature che sarebbe «pervenuta dalla stampa, senza essere mai stata formalizzata e notificata all’assemblea con la convocazione dal notaio» come spiega il liquidatore Gabriele Di Natale, che prosegue: «Finori dice sui giornali che vuole acquistare il lotto a 1,65 milioni di euro, con in più un investimento di 500mila euro, e gli abbiamo inviato la comunicazione chiedendo modi, tempi e condizioni, ma soprattutto le garanzie di pagamento, cioè le fideiussioni bancarie o assicurative richieste dall’assemblea. La risposta è arrivata, ma delle garanzie non c’è ombra», aggiunge, «e vengono addirittura richiesti i danni subiti da decurtare dall’importo di acquisto. Non capisco come si faccia a quantificare danni se nessun giudice li abbia riconosciuti e addirittura Finori si permette di richiedere somme che sono state parte di una transazione: è un ulteriore ostruzionismo per la risoluzione della vicenda».
Finori ha inviato due pec alla Gst rendendosi disponibile all’acquisto, ma chiedendo di scalare i crediti oggetto di due cause civili. «Sono mesi, dalla prima aggiudicazione del lotto, che manifesto la volontà di comprare», spiega, «alla Gst ho inviato la richiesta e le garanzie e ho manifestato la disponibilità a trattare sui danni in maniera extragiudiziale facendo valere il mio diritto a riprendere gli anticipi e le fatture mai contestate e i 17.500 mila euro per la concessione dei terreni. Se non vogliono trattare si andrà in sede giudiziale: credo che questa loro richiesta serva per rimediare ad altro», aggiunge Finori senza specificare a cosa si riferisca parlando di “altro”.
Lo scontro si acuisce sulla non riconsegna di Finori della cabinovia, dopo che ha riconsegnato la quadriposto, il Pilone e gli impianti non funzionanti di Prato Selva. «È passato un mese e ancora mi devono far avere i verbali dei due impianti», tuona Finori, «se si deteriorano o accade qualcosa la responsabilità è mia: fino a quando non li avrò non riconsegno la cabinovia». Secca la replica del presidente Asbuc e delegato Gst Paride Tudisco. «I verbali sono in compilazione e non sono vincolanti per la riconsegna», afferma, «ricordo a Finori che riprese le chiavi dei due impianti lui non ne ha più la custodia».
Ieri si è riunita nuovamente in Provincia la commissione vigilanza tramite cui l’opposizione ha chiesto una relazione sulla situazione impianti. «È uscita una situazione di estrema confusione e difficoltà per il comprensorio, frutto dell’inadeguatezza delle scelte compiute dalla Provincia», spiega il presidente Luca Pilotti, «ci preme sapere il motivo della disattenzione della Regione che è intervenuta sulle altre stazioni ignorando i Prati e quali azioni la Provincia può mettere in campo per superare quest’impasse».
Adele Di Feliciantonio
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