«Presa a pugni, era disperata: non è riuscita a denunciarlo»

TERAMO. Ogni codice rosa nasconde una storia fatta di dolore. Ma non solo. «Il personale è preparato ad accogliere la vittima, innanzitutto a capire che si tratta di violenza, un elemento che spesso...
TERAMO. Ogni codice rosa nasconde una storia fatta di dolore. Ma non solo. «Il personale è preparato ad accogliere la vittima, innanzitutto a capire che si tratta di violenza, un elemento che spesso la donna non vuol svelare», osserva Rita Rossi. Di storie da raccontare il personale del pronto soccorso del Mazzini ne ha tante. «E ognuna ci convince sempre di più della bontà del protocollo sul codice rosa», aggiunge Carmela Di Sante.
Il primario ne racconta una. «Si è presentata qui da noi una donna, straniera, con ematomi sulle braccia e sul collo. Era insieme al compagno e ai due figli, un neonato e un altro di poco più di un anno. Abbiamo subito capito che era violenza domestica e con una scusa abbiamo fatto allontanare il compagno. Lei, una volta sola, ha raccontato tutto. Allora in quattro e quatt’otto abbiamo sistemato nell’ultima camera dell’”osservazione breve” due culle per ospitare la donna e i due bimbi. Poi abbiamo chiamato la polizia e dopo 24 ore sono stati tutti e tre sistemati in una struttura protetta. Penso che nei prossimi lavori di ampliamento del pronto soccorso e della radiologia dovremo ricavare una stanza polifunzionale da destinare a questi casi. E anche che bisognerà sviluppare un protocollo di collaborazione con le istituzioni del territorio, la procura e le forze dell’ordine, come già accade in altre realtà. Ora i contatti ci sono, ma non sono strutturati».
Ma non tutti i casi sono così lineari. «E’ arrivata piangendo disperatamente», racconta Di Sante, «e ha detto subito che aveva subito percosse. Di quella donna ricordo che non riusciva a guardarmi, come se si vergognasse. Mi diceva: “Mi ha dato un pugno fortissimo. Io lo voglio lasciare, ma lui non vuole” . Volevamo controllare se avesse altri traumi sul corpo, ma lei non si è voluta spogliare. Non ha voluto denunciarlo, non l’ha fatto per non coinvolgere la figlia adolescente». (a.f.)
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