Preso a pietrate dai rapinatori armati

5 Gennaio 2019

La notte da incubo di un imprenditore che dorme in azienda contro i furti: ho gridato, mi hanno detto “Ti spariamo”

BELLANTE. Lui come tanti altri imprenditori pronti a dormire negli stabilimenti per difendersi dai continui furti in una sorta di drammatico copione che si ripete da nord a sud. Vito Tribuzio, 50 anni, teramano, da qualche mese si è trasferito nel capannone di Bellante insieme a moglie e due figlie per presidiare l’azienda dopo un maxi colpo di due anni fa nel suo ingrosso di prodotti per animali.
Ma la cronaca si riavvolge drammaticamente su stessa e racconta ancora una notte da incubo. Con quattro uomini che saltano la recinzione del capannone Pet’Solution, prendono a bastonate i cani e a picconate il cancello, minacciano di sparare all’imprenditore che urla dalla finestra nel tentativo di mandarli via. I ladri, probabilmente sorpresi dalla reazione dell’uomo che continua ad urlare, fuggono non prima di avergli lanciato delle pietre.
Il resto è solo rabbia ed amarezza. Quella di un imprenditore che si sente solo, non protetto. «È stato davvero pesante, ho avuto paura per la mia famiglia», racconta Tribuzio, «intorno alle 2.38 è scattato il sistema di allarme, mi sono subito affacciato alla finestra e ho visto i quattro uomini che stavano nel piazzale dell’azienda. Con un piccone stavano cercando di forzare la recinzione, forse per rubare dei mezzi e scappare. Quando mi sono affacciato ho cominciato ad urlare, a gridare di andare via. Mi rispondevano dicendo di starmi zitto altrimenti avrebbero sparato. Hanno cominciato a lanciarmi delle pietre e in quel momento ho avuto davvero paura soprattutto per la mia famiglia. Poi sono fuggiti». Non prima di aver forzato una delle vetture parcheggiate all’interno e rubato un orologio di valore. «In questo nostro Paese è sempre più difficile fare impresa», dice, «pago le tasse, pago i dipendenti, cerco di garantire tutto quello che un imprenditore deve. Ma poi quando succedono queste cose lo sconforto è tanto. Nello stabilimento c’è un sistema di videosorveglianza, ci sono i cani, da un mese io e la mia famiglia dormiamo in azienda per presidiare. Più di questo non credo di poter fare. Gli autori del furto di due anni fa sono stati identificati e denunciati, ma sono ancora in giro e liberi di tornare a fare quello che hanno fatto. Non mi sento protetto soprattutto quando, con i ladri dentro lo stabilimento, chiamo le forze dell’ordine e mi sento dire che non hanno personale da inviare. Ho fatto la prima telefonata al 112 poco prima delle 3, poi ho chiamato la guardia di finanza e poi la polizia. Alle 5.15 è arrivata la pattuglia della Finanza e poi quella dei carabinieri. Cosa deve fare un cittadino?».
E nel Paese che si appresta a varare la nuova legge sulla legittima difesa (ora all’esame della Camera dopo il via libera del Senato) alla cronista che gli chiede se ha un’arma Tribuzio risponde: «Ho sempre pensato che la vita sia un valore al di sopra di tutto e fino ad oggi non ho mai voluto prendere un’arma per difesa. Ma se continua così è un’idea che dovrò rivedere perchè qui è difficile sentirsi protetti».
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