Prestiti a un negoziante In tre accusati di usura

TERAMO. Sono finiti a processo con la pesante accusa di usura ai danni di un giovane commerciante teramano che si era rivolto a loro per avere dei prestiti di denaro: ora sarà il dibattimento ad...
TERAMO. Sono finiti a processo con la pesante accusa di usura ai danni di un giovane commerciante teramano che si era rivolto a loro per avere dei prestiti di denaro: ora sarà il dibattimento ad accertare la verità giudiziaria e a stabilire la fondatezza delle accuse.
Si è svolta davanti al collegio presieduto da Franco Tetto ( a latere Sergio Umbriano e Lorenzo Prudenzano) la prima udienza del processo che vede imputati Pasquale Lucenti, 54enne teramano, Alessandro Pumo, 39enne teramano e Sergio Bontempo, 41enne aquilano, ex guardia giurata. I fatti contestati risalgono al 2010.
Secondo l’accusa Bontempo si faceva promettere dalla vittima, così si legge nel capo d’imputazione, «la restituzione entro venti giorni di 14mila euro, di cui 6mila entro il 20 settembre 2010, 4mila entro il 25 settembre e 4mila entro il 30 settembre, facendosi in tal modo promettere interessi usurari in quanto applicava all’operazione di prestito interessi usurari pari al 150% circa rispetto al tasso soglia del 17,33%». Bontempo, nel corso della prima udienza, ha chiesto di essere sentito e in quell’occasioneha respinto ogni accusa sostenendo di aver prestato dei soldi al commerciante che conosceva ma senza chiedere nessun interesse.
Per quanto riguarda Lucenti il pm gli contesta, così è scritto nel capo d’imputazione, «a fronte di un prestito di 10mila euro si faceva dare in garanzia tre assegni di importo pari a 4mila e 500 euro ciascuno per un totale di 13mila e 500 euro con l’accordo che quest’ultima somma doveva essere consegnata dalla vittima entro tre mesi, versando mille euro settimanali nelle prime tre settimane del mese e 1500 euro nella quarta settimana del mese, facendosi promettere in tal modo interessi usurari in quanto applicava all’operazione un tasso di interesse pari al 200% circa rispetto al tasso soglia del 17,33%».
Per quanto riguarda Pumo, invece, nel capo d’imputazione il pm contesta «a fronte di un prestito di 9mila euro erogato si faceva dare in garanzia assegni per un importo complessivo di 13mila e 500 euro con l’accordo che quest’ultima somma doveva essere restituita entro due mesi, facendosi promettere interessi usurari in quanto applicava all’operazione di prestito un tasso di interesse pari al 300% circa rispetto al tasso di soglia del 17,33%».
Si torna in aula a novembre con l’audizione della vittima. La sentenza è attesa per la fine dell’anno.(d.p.)
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