Prete di Castelli protagonista dello spot della Cei in tv

CASTELLI. Sono gli stessi preti i testimonial degli spot televisivi commissionati dalla Cei (Conferenza episcopale italiana) per stimolare le offerte dei fedeli a favore dell’Istituto di...
CASTELLI. Sono gli stessi preti i testimonial degli spot televisivi commissionati dalla Cei (Conferenza episcopale italiana) per stimolare le offerte dei fedeli a favore dell’Istituto di sostentamento del clero. Preti “di frontiere”, preti di comunità disagiate, preti che aiutano chi ha veramente bisogno. Come don Franco D’Angelo, da venti anni parroco di Castelli e di altre tre parrocchie ai piedi del Gran Sasso, rifermento di una comunità duramente provata dal terremoto e dalla crisi. Lui è uno dei sacerdoti scelti dalla Cei per prestare il propri volto e la propria storia ai 30 secondi della nuova serie di spot che girerà sulle televisioni fino al 31 dicembre. Punto di riferimento per i parrocchiani, don Franco è atteso ovunque con affetto. A testimonianza del profondo legame con le comunità parrocchiali ed il territorio, lo scorso 15 settembre, è stato insignito della cittadinanza onoraria di Castelli «come segno di profonda gratitudine», si legge nella motivazione, «per la sua azione di uomo e di sacerdote, esempio di altruismo e dedizione al bene comune, per aver sostenuto con la sua vivificante attività pastorale e il suo impegno civile la comunità di Castelli anche in momenti di particolare difficoltà». Un riconoscimento importante della sua “missione” che si svolge su chilometri di strade, ben 70.000 l’anno, che il sacerdote percorre senza sosta con la sua Panda 4×4 giungendo a destinazione anche quando le tortuose e sconnesse strade delle 12 frazioni di Castelli sono ricoperte di neve. «Il sisma e poi anche le condizioni meteo estreme hanno disperso i fedeli ovunque», spiega don Franco ripensando a quanti, dal 2009, sono andati via per paura o perché senza più una casa. Poi ci sono stati gli altri terremoti che hanno praticamente distrutto il centro storico, fiaccando tutto il settore della ceramica, la principale attività economica del borgo montano. Nel 2016 alcuni cittadini si radunarono nella casa parrocchiale, costruita con sacrificio proprio dal parroco dopo 10 anni in affitto, perché era l’unica abitazione ritenuta sicura. Ora la casa di don Franco è diventata il punto di riferimento per tutte le attività, compresa la raccolta di alimenti destinati a chi ne ha bisogno.

