Previste 12mila pratiche, è rischio caos

È la stima delle richieste in arrivo all’ufficio speciale. Fracassa: «Di questo passo ci vorranno decenni per smaltirle tutte»
TERAMO. Numeri da paura. Sulla ricostruzione post sisma che viaggia a passo di lumaca incombe un dato che fa tremare i polsi e rende ancor più cupe le prospettive di superamento dell’emergenza in tempi ragionevoli. È quello delle pratiche che, a pieno regime, finirà sui tavoli dell’Usr. L’ufficio speciale per la ricostruzione diretto da Marcello D’Alberto dovrà gestire circa 12mila fascicoli. Il dato è citato nel report di fine mandato che l’ex commissario governativo per il sisma del Centro Italia Paola De Micheli ha consegnato al consiglio dei ministri in vista dell’insediamento del suo successore Piero Farabollini. Il documento porta la firma anche del governatore vicario Giovanni Lolli e dunque descrive la situazione nel cratere abruzzese. A sottolineare il dato in questioni e le ulteriori preoccupazioni che ne derivano è Franco Fracassa, ex assessore alla protezione civile e oggi consigliere comunale di opposizione in rappresentanza di “Futuro in”. «Il numero complessivo delle pratiche che l’Usr dovrà gestire mette i brividi», esordisce, «se si pensa al ritmo tenuto finora».
La lentezza nell’approvazione delle istanze relative alla ricostruzione pubblica e privata fa presagire templi biblici. «Di questo passo ci vorranno decenni per smaltire tutte le pratiche», evidenzia Fracassa e lancia l’ennesimo allarme sull’uscita effettiva dall’emergenza post terremoto. Al di là della lunghissima attesa, con i conseguenti disagi a carico degli sfollati, il consigliere evidenzia il pericolo che le risorse per riparare i danni provocati dal sisma a cavallo tra 2016 e 2017. «I fatti di questi giorni, con ulteriori situazioni drammatiche sul territorio nazionali, e possibili altri eventi calamitosi che ormai non si possono escludere», fa notare l’ex assessore, «renderanno sempre più striminzita una coperta già corta». Il territorio teramano ferito da terremoto e maltempo potrebbe pagare caro il ritardo accumulato nei due anni seguiti alle prime violente scosse sismiche. «Sono stati sperperati 60 milioni di euro per tenere famiglie fuori dalle loro abitazioni», osserva, «mentre con una spesa molto più contenuta si poteva farle rientrare quasi subito». Fracassa si riferisce alla ricostruzione leggera, quella che interessa le abitazioni classificate B per danni non gravi. «La burocrazia creata per paura delle truffe sui lavori», insiste il consigliere, «sta distruggendo lo Stato stesso che l’ha creata». Secondo l’ex assessore, le procedure ricostruttive per gli edifici con danni non gravi vanno snellite affidandole agli amministratori di condominio. «Poi si controlla e chi ha sbagliato paga», scandisce. Una svolta è comunque necessaria, anche perché finora gli appelli del sindaco Gianguido D’Alberto sono caduti nel vuoto. L’ultimo, risalente a un paio di giorni fa, per Fracassa ha il sapore di un «atto pro forma, fatto in automatico ma privo di efficacia». L’ex assessore auspica azioni ben più decise, tese anche a chiarire le responsabilità, partendo ad esempio dalla convocazione di un consiglio straordinario con Farabollini.
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