Prima condanna per la pesca nel Parco

13 Febbraio 2018

Armatore di Alba punito con un’ammenda di seimila euro. Dovrà risarcire anche l’Area marina protetta del Cerrano

PINETO. E’ un argomento che ha sollevato e solleva polemiche. Perchè il sì o il no alla pesca nell’area marina protetta del Cerrano resta al centro di violenti scontri tra marittimi e amministratori. A mettere un primo sostanziale punto fermo è una sentenza del tribunale di Teramo che ha condannato un armatore sorpreso a pescare vongole nel parco marino stabilendo, nel contempo, anche un danno d’immagine e dell’ambiente marino per il consorzio di gestione della stessa riserva del Cerrano costituitosi parte civile.
Qualche giorno, fa, infatti il giudice onorario Massimo Biscardi ha condannato al pagamento di un’ammenda di seimila euro un armatore di Alba Adriatica che nel 2013 venne trovato a pescare vongole nell’area marina di Pineto nella zona interdetta, ovvero a circa 400 metri dalla costa «con il rastrello completamente immerso ed a traino a marcia indietro».
All’epoca il motopeschereccio venne intercettato da una motovedetta della guardia costiera mentre si trovava al porto di Roseto con 551 chili di vongole appena pescate. Scrive il giudice nella sentenza emessa al termine di un rito abbreviato: «Dalle emergenze istruttorie si palesa la responsabilità del prevenuto perchè è innegabile che lo stesso abbia esercitato attività di pesca in area marina protetta come riferito da personale della guardia costiera che ha verificato come il natante comandato da quest’ultimo stesse procedendo a ritroso con il rastrello immerso (tipica azione della pesca delle vongole) ed il ritrovamento del pescato. La distanza delle barche non è avvenuta semplicemente a occhio ma facendo riferimento alle boe ed una piattaforma. Infine non appare dirimente ai fini di una eventuale assoluzione la circostanza della presenza del pescato non ingente al momento del rientro in porto».
Secondo il giudice, inoltre, «Quanto alla paventata carenza di prova dell’avvenuta attività di pesca giova sottolineare come dagli atti emerga in modo inequivocabile che la stessa avvenga proprio mediante la manovra di affondamento del rastrello e di marcia indietro per cui appare non credibile la circostanza addotta dalla difesa ma non provata di una eventuale attività di risciaquo del rastrello che peraltro non avrebbe senso a diverse miglia di distanza dal porto. La presenza di vongole sulla barca è indicativa di attività di pesca posta in essere durante la mattinata ed in virtù della manovra esercitata illegittimamente nell’area protetta» Così commenta l’avvocato Tommaso Navarra, che nel processo ha rappresentato l’area marina costituitasi parte civile: «Si tratta di un importante precedente a tutela della preziosa area marina protetta che completa il sistema dei parchi della nostra regione. Non risultano precedenti analoghi e la sentenza varrà di monito a chi voglia impropriamente intervenire nell’area stessa».
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