Primari in rivolta Chirurgie costrette a operare di meno
Se la situazione non cambia tutti i direttori delle 15 divisioni non sottoscriveranno l’accordo con la Asl sui budget 2016
TERAMO. Primari dei 15 reparti chirurgici della Asl in rivolta. Il disagio serpeggiava nell’aria già da parecchio, almeno dall’inizio dell’anno. La drastica riduzione delle sedute operatorie, sommata a una serie di altre sbavature, ha suscitato parecchi malumori nei vari reparti, costretti ad avere a che fare con liste di attesa sempre più lunghe e a non poter dare risposte tempestive ai bisogni dei pazienti.
Il disagio si è fatto evidente nell’ultima seduta del dipartimento di discipline chirurgiche. Nella riunione i primari o i loro delegati hanno discusso dell’attuale situazione nei quattro ospedali, in vista della sottoscrizione dei budget per il 2016, una sorta di contratto che ogni divisione concorda con la Asl in cui sono fissati gli obiettivi (ad esempio il numero di prestazioni da eseguire nell’anno) e anche gli strumenti per raggiungerli (l’acquisto di attrezzature o l’arrivo di nuovo personale).
E vista la situazione generale i primari hanno valutato che quest’anno, invece di “alzare l’asticella” e porsi obiettivi in crescita rispetto all’anno precedente, è da prevedere una riduzione di circa il 30% dell’attività. Per cui, all’unanimità, hanno deciso, se lo status quo non cambierà, di ricorrere come estremo atto a non firmare i budget per l’anno 2016. Una forma di protesta per esprimere il profondo disagio causato dal rallentamento dell’attività chirurgica. Un atto di protesta che non si era mai registrato in precedenza.
Il problema principale, dunque, riguarda come al solito la carenza di personale. Sia all’interno dei reparti che nel cuore pulsante degli ospedali – soprattutto del Mazzini che è un presidio prettamente chirurgico – cioè la piastra operatoria.
In teoria all’ospedale di Teramo ci dovrebbero essere 27 anestesisti, ce ne sono 22 ma solo perchè la Asl ha provveduto ultimamente ad assumerne quattro. Il problema riguarda anche il personale non medico, fra trasferimenti e maternità e anche in questo caso faticosamente si cerca di coprire la falla. Ma il risultato è che l’attività operatoria, fino a marzo, è stata ridotta del 30%. Ora si vedrà con gli orari di aprile se la riduzione sarà ridimensionata. Un dato di fatto è che oltre al numero delle sedute c’è anche una contrazione dell’orario: se prima si operava dalle 8 alle 20, adesso si opera dalle 8 alle 18-18,30. Tutto questo è causato soprattutto dall’applicazione delle normative europee sugli orari di lavoro.
Altro problema riguarda poi le attrezzature: l’anno scorso le forniture pattuite sono state garantite solo in parte e quest’anno, sostanzialmente, si prevede di completare solo quanto non acquistato nel 2015.
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