Privacy violata in Comune La Cassazione conferma la condanna al risarcimento

La Suprema corte ha respinto il ricorso dell’amministrazione di Bisenti: l’ente dovrà pagare i danni alla donna la cui firma su un esposto venne falsificata
TERAMO. È un pronunciamento che, nel lessico giuridico, rappresenta l’ennesima conferma di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: la responsabilità di un ente pubblico che risponde dei fatti illeciti che avvengono all’interno. Partendo da questo assunto la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’allora amministrazione comunale di Bisenti (oggi c’è un commissario prefettizio, ndr) contro la sentenza con cui nel 2019 la Corte d’appello dell’Aquila (riformando una sentenza civile del tribunale teramano) aveva condannato l’ente a risarcire con 10mila euro il danno morale a una donna che nel 1998 si era vista la sua firma su un esposto inviato alla Procura per denunciare presunte irregolarità nella scelta dei presidenti di seggio.Le successive inchieste penali avevano accertato come la firma su quell’esposto fosse stata falsificata da ignoti ricalcandola da una domanda che la stessa aveva presentato all’ufficio elettorale dello stesso ente e che la lettera fosse stata battuta utilizzando una macchina da scrivere compatibile con quella all’epoca in dotazione all’ufficio anagrafe di Bisenti. «Secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte», si legge nell’ordinanza della sesta sezione civile presieduta da Enrico Scoditti (relatore Marco Dell’Utri), «la responsabilità dei padroni e committenti per il fatto del dipendente ex art. 2049 c.c. non richiede che tra le mansioni affidate all’autore dell’illecito e l’evento sussista un nesso di causalità, essendo sufficiente che ricorra un rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che le incombenze assegnate al dipendente abbiano reso possibile o comunque agevolato il comportamento produttivo del danno al terzo». Così commenta l’avvocato Tommaso Navarra che ha assistito la donna: «Si chiude una vicenda giudiziaria di estremo significato con un pronunciamento che afferma la responsabilità della pubblica amministrazione in tema di corretta conservazione dei dati identificativi dei cittadini elettori. Nel caso sarebbe bastata una efficiente struttura di tutela per evitare un lungo contenzioso giudiziario con i conseguenti costi risarcitori a carico della pubblica amministrazione».
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