Processo al capo dei vigili Il Comune non partecipa

8 Febbraio 2018

Il comandante della polizia municipale è accusato di falsità ideologica Il sindaco: «Sul caso è già in corso un procedimento della Corte dei conti»

ROSETO. Ci sono nove automobilisti del comitato nato all’epoca della cosiddetta “Multopoli” (rappresentati dall’avvocato Daniele Di Furia), ma non il Comune di Roseto. Nel processo per falsità ideologica che vede imputato il comandante della polizia municipale di Roseto Tarcisio Cava e che si è aperto ieri mattina davanti al giudice Franco Tetto il Comune non si è costituito parte civile. Così ha spiegato la decisione il sindaco Sabatino Di Girolamo: «Abbiamo ritenuto di non costituirci sia perché sulla vicenda c’è già un procedimento della Corte dei Conti sia perché nel caso in cui venga riconosciuta la responsabilità del comandante il Comune potrà ricorrere ad altri strumenti per tutelarsi, a cominciare dalla sede civile»
Una presa di posizione destinata sicuramente a sollevare polemiche in consiglio comunale, visto che le opposizioni appena qualche giorno fa avevano presentato un’interrogazione sulla vicenda.
La Procura (il pm Davide Rosati titolare del fascicolo) contesta a Cava l’emissione di ben 1023 verbali tra ottobre e dicembre 2013 nei confronti di altrettanti automobilisti dopo essersi appostato in due punti a bordo della sua vettura munito di telefonino con cui filmare: al semaforo di piazza Ungheria e a quello lungo la statale 150, all’altezza di Campo a mare. Tre le tipologie delle infrazioni al codice della strada riscontrate: attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso, uso del telefonino al volante e guida senza cinture. Ma, sostiene la Procura nel capo d’imputazione, Cava «attestava falsamente l’impossibilità di procedere alla contestazione immediata dell’infrazione adducendo di essersi trovato “a bordo del proprio veicolo nell’opposta direzione di marcia”, mentre invece risultava che il prevenuto, in violazione delle norme di prevenzione e sicurezza stradale, aveva parcheggiato il proprio veicolo nei pressi di intersezioni stradali regolate da impianto semaforico sincronizzato e si era limitato a rilevare le targhe delle autovetture che, asseritamente commettevano le violazioni al codice della strada, omettendo di procedere all’immediata contestazione, pur potendo procedere al fermo del veicolo che circolava con direzione di marcia opposta rispetto alla propria autovettura». (d.p.)
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