Processo all’ex primario, in aula i primi testi

Di Egidio imputato per la presunta truffa sui dispositivi medici. Due dirigenti Asl: «C’erano anomalie»
TERAMO. «Dopo le prime segnalazioni furono avviati immediati controlli e da subito emersero delle anomalie»: i primi testi della Pubblica accusa entrano nel merito nel processo in corso all’ex primario ospedaliero di radiologia interventistica Vincenzo Di Egidio (ora in servizio all’ospedale di Pescara). Di Egidio (difeso dagli avvocati Gianfranco Iadecola e Antonio Di Bitonto) è imputato per truffa nel caso della presunta maxi frode da circa 350mila euro alla Asl di Teramo per dispositivi medici pagati dall’azienda sanitaria ma per la Procura mai usati. Davanti al giudice monocratico Emanuele Ursini ieri sono stati sentiti nella loro veste di testi citati dalla Pubblica accusa (rappresentata dai pm Silvia Scamurra e Stefano Giovagnoni) Pasqualino Spinosi, dirigente Asl all’epoca dei fatti responsabile della farmacia ospedaliera, e Edoardo Gaetano Puglielli, all’epoca dei fatti responsabile dell’unità operativa interventistica. Entrambi, nel corso delle loro audizioni, hanno evidenziato come la prima segnalazione di alcune anomalie venne fatta da un’infermiera ed entrambi hanno precisato come il valore del danno economico alla Asl (costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Laura Clementi) sia di circa 350mila euro. Spinosi dopo la prima segnalazione avviò un’indagine interna e Puglielli degli accertamenti. «I controlli sono scattati subito», ha detto Puglielli, «e quello che abbiamo potuto bloccare in termini di pagamento lo abbiamo fatto immediatamente». Entrambi hanno confermato come, dopo questa vicenda, si sia passati da una gestione cartacea a un sistema informatico. Altri indagati nello stesso procedimento hanno scelto riti alternativi: la giudice Claudia Di Valerio l’anno scorso ha condannato a un anno e quattro mesi il tecnico addetto al reparto di radiologia interventistica Tiziana Di Natale (che ha scelto il rito abbreviato), ha accolto il patteggiamento a un anno e quattro mesi per l’informatore scientifico Bruno Di Domizio, ha assolto per non aver commesso il fatto l’informatore scientifico Carlo Pantalone. Le accuse della Procura, che per la posizione di Di Egidio sono tutte da dimostrare nel processo, si concentrano su una serie di interventi chirurgici che tra fine 2016 e settembre 2018 sono stati eseguiti nel reparto di radiologia interventistica. Per questi, sostengono i pm, sarebbero stati fatti risultare su documenti ufficiali dei dispositivi medici fittiziamente impiantati ai pazienti. Ovvero, secondo l’autorità giudiziaria, presìdi medici che sarebbero stati acquistati dalla Asl ma mai usati. In particolare cateteri, spirali e stent. Si torna in aula nel mese di ottobre.(d.p.)

