Processo Castrum, concluse le arringhe

26 Settembre 2019

L’avvocato Nisii: «Le intercettazioni non possono essere la prova regina». Sentenza tra 10 giorni

GIULIANOVA. «Le intercettazioni non possono essere né il principio né la fine di una prova». L’avvocato Lino Nisii parte da quello che per la Procura è la prova regina del processo Castrum e nella sua arringa, una delle ultime, punta i riflettori su quella che più volte definisce «una logica accusatoria basata su elementi non fondati». Parla nella sua veste di difensore di Ennio Di Saverio, ex presidente del Consorzio Lido delle Palme e uno degli undici imputati. Alle spalle una lunga esperienza nelle aule di tribunale di tutta Italia, Nisii passa con molta abilità dai colpi di fioretto a quelli di sciabola. «Ho attraversato molte stagioni in cui le misure cautelari venivano emesse con molta disinvoltura tranne poi arrivare a processi conclusi con assoluzioni», dice, «e per questo dico che i processi con le misure cautelari non sono mai normali». E aggiunge: «In questo procedimento ci sono state molte semplificazioni con i pubblici ministeri che hanno conferito una centrale importanza alle intercettazioni, tendendo ad escludere dal processo tutta un’altra serie di valutazioni probatorie. Non una riga sulle consulenze tecniche, sulle testimonianze. Per il mio assistito il processo non ha offerto nessuna prova, non è emerso niente che possa collegare fatti che non hanno nessun inquadramento temporale». Con Nisii, nella difesa di Ennio Di Saverio, anche l’avvocato Luca Scarpantoni che nella sua arringa ha ripercorso tutta la vicenda.
Nell’ultima giornata dedicata alle difese è stata la volta anche dell’avvocato Luca Di Eugenio (che assiste i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni insieme all’avvocato Gennaro Lettieri); dell’avvocato Elena Di Gianvito per la Scarafoni Srl (la società per cui la Procura ha chiesto la condanna per illecito amministrativo) e dell’avvocato Cataldo Mariano difensore del geometra Guerino Di Saverio. «Un impianto accusatorio inesistente», ha detto Mariano. Gli undici imputati sono accusati di reati che vanno dalla corruzione alla tentata concussione e per cui i pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta hanno chiesto complessivamente 50 anni di carcere. Un presunto sistema di appalti e mazzette a capo del quale la Procura mette Maria Angela Mastropietro, la dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova (ora sospesa) che, sostiene l’accusa, proprio nella sua veste di dirigente avrebbe favorito privati in cambio di lavori assegnati all’impresa edile Rima del marito Stefano Di Filippo (uno degli imputati).
Finiti i tre giorni dedicati alla arringhe dei difensori, si torna in aula sabato 5 ottobre. Davanti al collegio presieduto da Franco Tetto (a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini) repliche, controrepliche, camera di consiglio e sentenza. (d.p.)
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