Processo Castrum, scontro in aula sui lavori alla casa dell’ex assessore

Testimoni interrogati sullo scarico nei canali delle acque del cantiere dell’abitazione di Di Giacinto Il tribunale rigetta la nuova eccezione della difesa sulle trascrizioni delle intercettazioni
TERAMO. È ancora uno scontro tra accusa e difesa sulle intercettazioni ad aprire l'ennesima udienza del processo Castrum sulle presunte tangenti per gli appalti a Giulianova, che ieri mattina in apertura ha visto l'avvocato Gennaro Lettieri sollevare un'eccezione in relazione al mancato deposito delle trascrizioni da parte del perito con la richiesta di rinviare il processo ad una successiva udienza per garantire il diritto di difesa degli imputati. Eccezione rigettata dal tribunale di Teramo, di fronte al quale sono sfilati diversi testimoni chiamati a rispondere alle domande di pm e difesa in relazione ad uno dei capi contestati all'ex assessore del Comune di Giulianova Nello Di Giacinto: lo smaltimento delle acque di falda del cantiere, aperto per la costruzione dell'immobile dell'ex assessore. Secondo l’accusa, sarebbe stato uno dei favori fatti a Di Giacinto dall’ex dirigente comunale Maria Angela Mastropietro, principale imputata del processo. Smaltimento rispetto al quale non avrebbe potuto usare i canali di scarico a mare del Comune, chiusi per la stagione estiva. Ed è proprio sulla chiusura degli scarichi a mare che si è incentrata l'udienza di ieri, perché secondo l'accusa, di fronte al diniego del Ruzzo a far smaltire le acqua di falda nella condotta fognaria quest'ultima sarebbe stata scaricata nei canali di scolo delle acque meteoriche a mare, che in quel periodo avrebbero dovuto essere tutti chiusi per evitare problemi alla balneazione. Sul banco dei testimoni sono così sfilati diversi testi, tra cui un impiegato della Giulianova Patrimonio, la società partecipata del Comune che si occupava proprio della gestione dei canali a mare e che ha confermato come anche nel 2016, anno in cui sarebbero avvenuto i fatti sotto inchiesta, vi fu un'ordinanza di chiusura dei canali nel periodo estivo, sottolineando come però, non essendo di sua competenza, non potesse stare se fossero stati tutti effettivamente chiusi. Tra i testimoni anche un responsabile di settore della Giulianova Patrimonio, che ha invece riferito come un canale, quello in prossimità dell'ex stabilimento Ritz, restasse in realtà sempre aperto per evitare che "scoppiasse". Circostanza confermata anche da un testimone che all'epoca lavorava come bagnino nello stabilimento: «In due occasioni il canale, che fu chiuso, scoppiò», ha riferito in aula, «di cui una volta per una mareggiata. Per questo poi è rimasto sempre aperto». Dopo l'audizione dei restanti testi, tra cui un imprenditore che all'epoca aveva fornito il noleggio di un impianto utilizzato nel cantiere incriminato, il processo è stato rinviato alla successiva udienza per ascoltare altri testi dell'accusa.
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