Processo Fadani bis, condanne confermate

9 Novembre 2018

Alba, anche in Appello un anno e sei mesi ciascuno ai tre rom per lo schiaffo all’amico della vittima

ALBA ADRIATICA. La Corte d’appello conferma le tre condanne per il cosiddetto processo Fadani bis. Un anno e sei mesi in più di carcere a ciascuno dei tre rom che nel novembre del 2009 aggredirono in strada l’imprenditore albense Emanuele Fadani, che venne colpito con un pugno da uno di loro e morì. Per quell’omicidio preterintenzionale i tre stanno scontando condanne a dieci anni di reclusione. Il cosiddetto processo Fadani bis ieri è approdato in appello con il collegio (presieduto da Armanda Servino) che ha confermato la sentenza di condanna di primo grado per Elvis e Danilo Levakovic e Sante Spinelli per le lesioni gravi inflitte all’amico di Fadani Graziano Guercioni che era con lui quella drammatica sera. Quest’ultimo, a quanto risulta dalla ricostruzione degli inquirenti, fu il primo ad essere preso a pugni dopo una discussione nata fuori da un locale per futili motivi. Così come nel caso di Fadani, a colpire Guercioni fu uno solo del terzetto dei rom. Ma per i giudici l’azione delittuosa è stata collettiva, e in questa valutazione non possono aver pesato i pronunciamenti della Corte d’appello e della Cassazione sull’omicidio Fadani. «La caratteristica che mette insieme il concorso morale dei tre», hanno scritto nelle motivazioni del primo processo i magistrati dell'Aquila, «oltre al colpo sferrato da uno solo è l'agire congiunto». E' questo agire congiunto è stato uno dei capisaldi dell'inchiesta della Procura che nel rito abbreviato del primo grado aveva chiesto trent'anni per tutti e tre: un'azione collettiva e non individuale, maturata al termine di un litigio tra Fadani e un suo amico da una parte e i tre rom dall'altra. Un coinvolgimento morale che per la difesa dei due non c'è mai stato. Per i giudici di secondo grado, così come aveva ipotizzato la Procura teramana, Fadani venne colpito con un calcio anche quando era a terra. Un colpo temporalmente collocato tra il pugno mortale e il momento del decesso, quando l'uomo era steso, ormai agonizzate, sull'asfalto. Quel calcio aveva provocato una ferita alla fronte che il consulente tecnico dell'accusa (per questo particolare sentito come teste anche dai giudici d'Appello) non ha ritenuto da correlarsi nè alla caduta a terra della vittima e nemmeno a manipolazioni fatte nei concitati momenti dei soccorsi. Guercioni si è costituito parte civile (rappresentato dall’avvocato Alessia Moscardelli), mentre per i tre erano presenti gli avvocati Piergiuseppe Sgura e Nello Di Sabatino.(d.p.)
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