Prof accusati di assenteismo il giudice li proscioglie

Tre docenti universitari erano imputati di truffa: secondo l’accusa avrebbero percepito soldi per delle lezioni pur non essendo presenti all’università
TERAMO. E’ con una motivazione letta in aula al momento della sentenza che il gup Giovanni de Rensis ha demolito l’impianto accusatorio della procura e ha disposto il non luogo a procedere perchè il fatto non sussiste per i tre docenti universitari accusati di truffa. Secondo il pm Davide Rosati i prof avrebbero percepito pagamenti per delle lezioni pur non essendo presenti.
Ma al termine dell’udienza di ieri il gup ha prosciolto Valentina Meliciani, Alessandro Marelli e Emilio Cocco. La prima era imputata solo di truffa (il giudice ha sentenziato che il fatto non sussiste), Cocco era imputato per truffa e falsità ideologica (il fatto non sussiste per la truffa e non costituisce reato per il falso), Marelli era imputato per truffa e abuso d’ufficio (il fatto non sussiste per la truffa e non costituisce reato per l’abuso). Valentina Meliciani era assistita dagli avvocati Luca Marafioti e Martina Barnabei che così hanno commentato: «La decisione del gup de Rensis ha ribadito ufficialmente quanto già sapevamo ed era stato riconosciuto dal Riesame. Un’accusa nata morta che misconosceva elementari norme di funzionamento dell’università nel tentativo di trascinare in giudizio una economista di fama internazionale». Marelli era assistito dall’avvocato Francesco Agostinelli, mentre Cocco dall’avvocato Antonio Petronici. Dopo l’avvio dell’inchiesta il pm aveva chiesto ed ottenuto dal gip il sequestro delle somme percepite dai docenti, ma il tribunale del Riesame aveva accolto il ricorso degli indagati annullando i sequestri. I giudici del Riesame, nelle loro motivazioni, avevano stroncato i risultati dell’inchiesta condotta dalla guardia di finanza con ripetuti accessi in ateneo, in quanto sarebbero stati sbagliati i presupposti sui qualiera stata basata l’ipotesi di truffa. Il Riesame, in particolare, aveva sostenuto nel provvedimento riguardante la Meliciani «che per la docente in questione il conteggio del monte ore ai fini dell’individuazione della retribuzione non può essere, come ipotizza l’accusa, di 350 ore tutte da impiegarsi in lezioni cattedratiche (nel provvedimento si parla di «computo avventurosamente effettuato in sede di indagini preliminari»), sicché «appare non univoca l’emersione del cosiddetto danno ingiusto all’istituzione accademica».
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