Prof sulla sedia a rotelle lotta per avvicinarsi a casa

26 Maggio 2024

Vive a Morro d’Oro e dal 2016 insegna al liceo scientifico Curie di Giulianova: «Dal 2018 faccio invano domanda per una scuola vicina alla mia residenza» 

TERAMO. Quando lo straordinario diventa ordinario è il momento in cui i diritti svaniscono. Mariaclaudia Cantoro, 52 anni, una laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti, docente in scienze giuridiche economiche e «l’orgoglio di essere una insegnante perché dai miei studenti imparo ogni giorno» nella sua vita non ha mai mollato. È così da quando era piccola, da quando le hanno diagnosticato una malattia degenerativa che la costringe su una sedia a rotelle. Insegna dal 2009, è di ruolo dal 2015. È stata a Rovigo, Pesaro, Cagli, San Benedetto del Tronto. Avanti e indietro sui treni. «E le assicuro che per una disabile muoversi con i mezzi pubblici non è mai facile», dice.
Dal 2018 ogni anno chiede di essere assegnata a un istituto scolastico superiore di Roseto, il centro più vicino alla sua residenza che è Morro d’Oro. Tutto vano. Anche quest’anno richiesta respinta e conferma dell’incarico al liceo scientifico Curie di Giulianova. «Dove mi trovo benissimo con colleghi e studenti», dice, «ma ogni mattina uno dei miei familiari a turno deve accompagnarmi e venirmi a riprendere». E allora Mariaclaudia ha fatto reclamo all’ufficio scolastico regionale e si appella al ministro dell’Istruzione. Perché lo Stato di diritto è quello che dovrebbe aiutare i più fragili e in questo Paese, come spesso succede, si fatica ad applicare le norme. In questo caso l’articolo 21 della legge 104 che disciplina il diritto di precedenza nel pubblico impiego per i disabili.
«La mia condizione di disabilità non mi ha impedito di studiare e di realizzare il mio sogno che è sempre stato quello di lavorare», dice la docente, «gli ostacoli non sono mancati, sempre inerenti alle barriere architettoniche e mentali, ma io non mi sono mai arresa e ho sempre mirato a quello che potevo fare e non a quello che non potevo fare». Nel 2009 ha iniziato a insegnare e per due anni si è trasferita a Rovigo. Successivamente quattro anni a Pesaro: in questo caso facendo la pendolare in treno da sola. «Uscivo alle 6 del mattino e rientravo alle 18», ricorda. Nel 2015 va a Cagli, nel Pesarese. «Un paese di montagna», dice, «dove i problemi di barriere architettoniche si sono amplificati. Per raggiungere la scuola dovevo spostarmi necessariamente in macchina e mia sorella si è offerta di accompagnarmi tre volte a settimana». A novembre 2015 l’assegnazione di ruolo, Maria Claudia viene trasferita a San Benedetto del Tronto «e riprendo la mia vita di pendolare in treno». L’anno successivo fa domanda di trasferimento e tra le sedi disponibili più vicine sceglie Giulianova. «Dal 2018», aggiunge, «presento domanda di mobilità per rientrare nel comune più vicino alla mia residenza e ogni anno la mia domanda viene rigettata perché non ci sono posti. Nel 2020 si liberano due posti e vengono assegnati a insegnanti di Roseto che pur essendo abili hanno precedenza su di me. Nel 2021 mi viene accordata l’assegnazione provvisoria al liceo Saffo di Roseto, ma l’anno successivo devo rientrare a Giulianova. Anche quest’anno ho visto rigettata la mia domanda di mobilità, con l’anomalia che le mie colleghe del 2020 di Roseto hanno potuto muoversi all’interno del comune e io devo rimanere a Giulianova». Ma Mariaclaudia non si arrende. Non può farlo. La malattia corre. L’attesa è qualcosa che non può permettersi.
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