Profughi ucraini negli alberghi: scatta un’inchiesta per truffa

La Procura ordina accertamenti su persone che avrebbero contattato i titolari di alcune strutture Dicevano di poter portare gruppi di rifugiati in cambio di soldi, da 800 a mille euro per ogni arrivo
TERAMO. L’inchiesta è agli inizi, ma si muove già in una direzione ben precisa: accertare eventuali illeciti nella collocazione dei profughi ucraini che sono stati ospitati negli hotel della costa teramana. Il fascicolo del pm Stefano Giovagnoni per ora è contro ignoti con una prima ipotesi di reato che è quella di truffa ma che potrebbe anche diventare altro. Gli accertamenti delegati alla polizia giudiziaria sono in corso con l’acquisizione di documentazione cartacea e svariate audizioni di testi nella loro veste di persone informate sui fatti. Partendo da un dato: ovvero verificare il coinvolgimento di persone, del tutto estranee alle strutture della Protezione civile, che ad alcuni albergatori avrebbero proposto di far arrivare gruppi di profughi in cambio di soldi, da 800 a mille euro per ogni arrivo, sulla base del principio che successivamente per quegli ospiti sarebbero arrivati i risarcimenti previsti dalle varie normative. Le indagini sono scattate dopo alcuni esposti.
Così nei giorni delle polemiche e delle proteste con i rifugiati che ormai da novembre devono lasciare le strutture alberghiere in virtù di decreti ministeriali per essere trasferiti nei centri dell’accoglienza pubblica sparsi in giro per l’Italia o in alloggi privati, ancora una volta è un’inchiesta della magistratura a definire i contorni di presunte operazioni illecite, tutte naturalmente ancora d’accertare, anche laddove solidarietà e ospitalità non dovrebbero lasciare zone d’ombra.
Intanto sulla questione dei profughi c’è anche un altro esposto arrivato alla Procura teramana e che non c’entra nulla con l’inchiesta aperta. L’esposto è quello che di recente ha presentato un gruppo di 25 rifugiati rimasto in un albergo di Alba (dove sono ospitati gratuitamente) che chiede di accertare eventuali responsabilità e omissioni relativamente alle procedure seguite dalle autorità per il loro trasferimento in Puglia. I rifugiati denunciano il fatto che pur trovandosi dal settembre scorso ad Alba sono stati iscritti nel portale “Designa” soltanto il 17 dicembre 2022. Se l’iscrizione fosse avvenuta per tempo, sostengono, non correrebbero il rischio di dover corrispondere le somme per l’alloggio. La loro sistemazione in alloggi resi disponibili dalla Protezione civile finora non è andata a buon fine a seguito di una visita fatta da alcuni di loro nelle strutture residenziali, situate nel Meridione, dove avrebbero dovuto essere trasferiti, mentre le nuove proposte sono da valutare. Nell’esposto scrivono che a loro sarebbe stato chiesto di sottoscrivere il cosiddetto “allegato C” per la sistemazione extralberghiera «in assenza di comunicazione formale e/o ufficiale circa il riconoscimento dell’idoneità delle strutture di destinazione individuate».
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