Progetto Acquaviva fermo Campitelli striglia Brucchi

«Se l’area non è a mia disposizione, non posso realizzare l’investimento» Il patron del Teramo non vuole vendere «ma cerco un socio al 20 per cento»
TERAMO. Energica tirata d'orecchie di Luciano Campitelli al sindaco Brucchi e all'assessore Di Giovangiacomo per i ritardi sul bando da 100mila euro che prevede l'affidamento al Teramo calcio del campo in erba sintetica dell'Acquaviva e del vicino PalaBinchi in cambio di lavori di ristrutturazione degli spogliatoi e del rifacimento delle caldaie e degli impianti di riscaldamento. Un progetto annunciato quasi un anno fa, ma di fatto mai partito. Campitelli dice: «Ho tutti i miei programmi bloccati. Dall'anno prossimo le sessioni di allenamento dovranno svolgersi tutte all'Acquaviva, così come ho in mente un campus estivo per i ragazzi. Ma non ho la piena disponibilità dell'area e dunque non posso nemmeno sistemarla. Comprendo che il Comune non voglia negare a nessuno l'uso dell'impianto, ma così lascia in stand-by il bando e la società senza bando è impossibilitata ad investire sull'Acquaviva».
La determinazione di Campitelli nel perseguire il progetto Acquaviva dice che l’imprenditore di Canzano non ha assolutamente intenzione di mollare. «Il Teramo calcio non è in vendita», conferma lui, «non devo vendere nulla, ma certamente l'ingresso di un nuovo socio per gestire quella che ormai è la mia seconda azienda lo trovo auspicabile». Insomma: il patron stronca le indiscrezioni circolate sulle difficoltà di bilancio e la possibilità di mettere in vendita la società biancorossa, ma non nega di aver bisogno di aiuto. «Io so che devo combattere, e d'altronde non mi sono mai tirato indietro, ma se qualcuno dovesse affezionarsi alla società mi farebbe piacere. Il Teramo è diventata per me una seconda azienda e, con le produzioni della linea per l'estero che ho avviato nella mia azienda Sapori Veri, non posso più sdoppiarmi. Fermo restando che sono pronto a continuare a farmi carico della quasi totalità dell'impegno economico, mi piacerebbe contare su un socio operativo. Una persona che magari possa contribuire anche solo con un 20% alla società, ma che possa dedicarle quel tempo in termini di operatività che io non posso garantire. Al mio territorio ho dato tanto, adesso devo dare qualcosa anche alla mia famiglia e ai miei figli».
Intanto va avanti, anche se ridimensionato, il progetto per la sede del Teramo calcio nel plesso dell'ex ristorante Duomo. Il progetto è stato rivisitato poiché gli spazi ai piani superiori dell'edificio non erano adeguati tecnicamente a farne una foresteria e dunque la società opterà per delle convenzioni con un hotel del capoluogo. Resta centrale invece l'idea di un coffee point al posto dello storico ristorante. «L'idea è quella di fare una sorta di punto vendita ufficiale dei biglietti, delle maglie e di tutti i prodotti del merchandising biancorosso, abbinato a una caffetteria che sia anche un punto di ritrovo degli appassionati in pieno centro storico». I lavori, secondo quanto dichiara Campitelli, inizieranno in aprile con l'intento di consegnare lo store-coffee point ufficiale del Teramo entro l'estate.
Marianna De Troia
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