“Progetto Silvi” su Salvini: ecco come ha violato il protocollo
SILVI. «Forse il sindaco fa finta di non capire». Comincia così la controreplica del gruppo consiliare di opposizione “Progetto Silvi” al primo cittadino Andrea Scordella sull’utilizzo della sala...
SILVI. «Forse il sindaco fa finta di non capire». Comincia così la controreplica del gruppo consiliare di opposizione “Progetto Silvi” al primo cittadino Andrea Scordella sull’utilizzo della sala consiliare in occasione della visita del ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Il gruppo dell’ex sindaco Francesco Comignani premette di non avere «nulla contro la visita del ministro Salvini, saremo felici di vedere a Silvi anche un ministro al giorno, se questo vuole significare impegno, attenzione, vicinanza e soprattutto risorse per la città», ma sottolinea come l’evento sia stato «irrispettoso delle regole del cerimoniale e del protocollo, ma soprattutto delle buone maniere», perché l’esposizione di vessilli della Lega nella sala consiliare avrebbe violato le regole dello stesso ministero dell’Interno sul comportamento da adottare «quando si è in visita istituzionale e nel rispetto dei luoghi comuni, destinati alle attività politiche di una città. Precisamente ai punti 14 e 15 del sopra citato regolamento è fatto espresso diniego all'utilizzo di vessilli, bandiere, striscioni e quanto direttamente riconducibile ai partiti per rispettare il carattere di neutralità delle sedi istituzionali».
“Progetto Silvi” aggiunge: «Se si voleva rendere realmente istituzionale la visita, bene avrebbe fatto il presidente del consiglio, dichiaratosi neutrale e leale il giorno dell'insediamento, ad invitare via Pec, agli indirizzi forniti a tutti i consiglieri di minoranza, un invito (cosa non pervenuta neanche per vie brevi); invece, si è utilizzato nuovamente il messo comunale per invitare in forma privata e per mezzo manuale tutti, dai preti ai dipendenti del Comune, alle partecipate, ai simpatizzanti e non, tranne che una rappresentanza della cittadinanza eletta. Una gaffe istituzionale», conclude l’opposizione, «o una voluta dimostrazione di forza che, alla pari di altri esordi, lascia presagire una gestione poco partecipata, poco trasparente e collaborativa con le minoranze, alle quali viene richiesta una "opposizione costruttiva"».

