Pronti a dimettersi diciotto consiglieri

Lunedì l’appuntamento all’ufficio protocollo per far cadere Brucchi: mancheranno Milton Di Sabatino e Paola Cardelli
TERAMO. Le dimissioni in blocco dei consiglieri che vogliono far cadere l'amministrazione comunale restano sul filo del rasoio. L'appuntamento sarebbe fissato per lunedì alle 12, non dal notaio ma all'ufficio protocollo del Comune, dove si dovrebbero presentare per la firma della rinuncia all'incarico 18 rappresentanti di opposizione, "Al centro per Teramo" e "Futuro in" che porrebbero fine in anticipo alla consiliatura e al mandato del sindaco Maurizio Brucchi.
Di sicuro all'appuntamento di lunedì mancherà il presidente del consiglio Milton Di Sabatino, che di recente ha aderito al gruppo che fa capo a Paolo Gatti dopo aver lasciato "Insieme per Te". «Sarò fuori città per un impegno già preso», conferma il decano dei consiglieri comunali. Questioni personali a parte, però, Di Sabatino non fa mistero delle sue perplessità sulle dimissioni in blocco. «Le cose vanno discusse in consiglio», spiega, «poi ognuno pensa quello che vuole». Il presidente è per il confronto diretto in aula. «Così i cittadini possono ascoltare le motivazioni di ognuno», osserva, «e farsi un'idea chiara della situazione». Il rischio che la tensione del dibattito superi i limiti di guardia e sfoci in uno scontro anche fisico, secondo lui, non esiste. «Ho avvertito le forze dell'ordine che sarebbero presenti durante la seduta per evitare eccessi», fa sapere il presidente, «se poi qualcuno volesse scatenare la rissa, ne pagherebbe il conto». Comunque vada lunedì, a Di Sabatino resta l'amarezza per una situazione ormai deteriorata anche nei rapporti personali. «Così non si può andare avanti», ammette, «l'amministrazione è allo sbando: abbiamo sbagliato tutti, me compreso, ma la farei finita in consiglio». Il presidente si dice segnato da offese e tensioni di cui è stato bersaglio in questi ultimi anni e annuncia l'addio all'attività consiliare. «Non mi ricandiderò», rivela, «preferisco dedicarmi alla famiglia e ad altri impegni».
Senza di lui e Paola Cardelli, che non andrà all’ufficio protocollo, il numero dei dimissionari si attesterà a 18. Tra questi figurano anche i tre consiglieri del Pd, Maria Cristina Marrroni e i gruppi "Insieme possiamo" e "Teramo cambia" che la settimana scorsa avevano declinato l'invito di Gianluca Pomante a dimettersi davanti al notaio dove invece si era presentato il grillino Fabio Berardini.
Non perde la speranza di un miracoloso ricompattamento in extremis della maggioranza il capogruppo di Alternativa popolare Pasquale Tiberii. «I motivi dell'arroccamento di "Futuro in" sono incomprensibili», afferma, «hanno condiviso e partecipato finora all'attività amministrativa e con loro ci sarebbero i numeri per arrivare al 2019». I gattiani, però, non si fidano dei dissidenti e non credono alla loro adesione convinta al documento programmatico di fine consiliatura stilato dai fedelissimi del sindaco. «Potrebbero comunque sottoscrivere un ultimo atto di fiducia verso l'amministrazione», spiega Tiberii, «e alla prima occasione in cui non venisse rispettato, andremmo direttamente a casa: la testa del sindaco vale l'abbandono della città?».
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