«Pronti a occupare l’ospedale»

23 Dicembre 2014

Atri, il comitato minaccia proteste per la chiusura del punto nascita, che però ha superato i 500 parti

ATRI. «Siamo pronti a occupare l’ospedale di Atri». E’ l’azione di protesta minacciata dal comitato “Il San Liberatore non si tocca” in relazione all’ormai certa chiusura del punto nascita. Il comitato cittadino aveva raccolto più di 15mila firme contro lo svuotamento dell’ospedale.

Pierfrancesco Macera, Gianpiero Reitano e Roberto Marchione avvertono: «nel caso la chiusura del punto nascita venga tragicamente ufficializzata organizzeremo una serie di manifestazioni. La prima vedrà alla testa del corteo, che si muoverà del centro storico all’ospedale, mamme e bambini che hanno avuto un’esperienza di parto ad Atri. Se dovesse persistere una chiusura irragionevole, ci organizzeremo con azioni più eclatanti come l’occupazione pacifica dell’ ospedale». Macera spera «che la politica faccia un passo indietro. Se così non fosse ci regoleremo di conseguenza anche perché abbiamo molta gente che vuole partecipare e difendere il proprio ospedale».

C’è comunque il fatto che sabato Atri è rientrata nei parametri, é stata superata la soglia dei 500 parti. Il circolo Pd accoglie la notizia «con gioia e orgoglio. Secondo le proiezioni, nel 2014 il reparto di Atri registrerà una crescita rispetto ai parti del 2013 nell’ordine di circa 50 nati. Ora, il punto nascita atriano è in regola con i requisiti minimi previsti dall’accordo Stato-Regioni del 2010, si collocar nella fascia fra 500 e 1000 nati: la stessa di Teramo e Sant’Omero».

«I fatti smentiscono la volontà sottesa di chi, a dispetto dell'apparenza, sta provando a chiudere il San Liberatore», commenta il consigliere regionale Pd Luciano Monticelli, «Siamo davanti a una realtà evidente, che ci dimostra come la scelta della Regione di chiudere questo punto nascita non è certo un automatismo tecnico, ma una decisione di diverso genere contro la quale io continuerò a battermi».

Domenico Forcella

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