Pronto soccorso, 11 ore per avere la diagnosi

11 Agosto 2019

Paziente arrivato alle 17 è stato visitato dopo mezzanotte ed è dovuto tornare il giorno dopo

TERAMO. Attende 11 ore, a cavallo di due giorni, per avere la diagnosi al pronto soccorso. La vicenda la racconta M.D.F. il padre di un ragazzo di 26 anni che giocando a calcetto venerdì ha avvertito un forte dolore a un calcagno, tanto da non poter appoggiare il piede.
Il padre ha portato il ragazzo al pronto soccorso alle 17, dove gli hanno assegnato un codice verde. «L'hanno chiamato dopo mezzanotte» racconta, «poi gli hanno fatto una radiografia e abbiamo dovuto aspettare un'altra ora per avere l'esito. Infine ci hanno detto che saremmo dovuti tornare l’indomani perchè l’ortopedico non c’era». Quindi ieri alle 9, dopo aver rifatto l’accettazione al pronto soccorso, si sono dovuti presentare all’ambulatorio ortopedico, e hanno aspettato fino alle 11,30 per la visita.
«In media al pronto soccorso c’erano 21-22 persone in attesa e il giorno dopo anche di più», riprende M.D.F., «c’erano anche attese più lunghe della nostra. Ad esempio un ragazzo, G.B., caduto dal motorino giovedì, è stato subito portato al pronto soccorso. Gli hanno fatto la radiografia al braccio sinistro, mentre era il destro che gli faceva più male. E’ dovuto dunque tornarci venerdì e attendere molte ore per farsi la lastra all’altro braccio. Poi è dovuto tornare oggi (ieri per chi legge, ndr), quindi il terzo giorno, per la visita dall’ortopedico. Penso che ci sia un grave problema di organico: venerdì c’erano solo due medici. Da anni si continua così: sicuramente diranno che c'erano codici più gravi, rossi e gialli, ma secondo me ci vuole un'organizzazione diversa».
Flavia Di Giangiacomo, la responsabile del pronto soccorso, spiega che «stiamo garantendo le ferie con prestazioni aggiuntive di chi resta in servizio. Al momento l'andamento è regolare. Certo, il pronto soccorso risente delle ferie degli altri reparti o servizi: non si è in grado di misurare quando si farà la visita ortopedica o i tempi di risposta per una radiografia. L'urgenza viene sempre garantita, le prestazioni non urgenti sono quelle che soffrono di più. Ci sono momenti in cui ci si intasa di più: se arrivano le emergenze, se arrivano i “codici rossi” come avvenuto venerdì mattina, l'iter della prestazione ambulatoriale rallenta ancor di più. Faccio poi notare che essendo quello di Teramo l’ospedale di riferimento l'afflusso di pazienti è maggiore, anche per prestazioni dirottate dai pronto soccorso periferici». (a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.