Pronto soccorso, mai risolto il problema delle maxi attese

18 Settembre 2014

TERAMO. Due settori che saranno destinati a subire delle “revisioni” sono certamente il 118 e il pronto soccorso. Lo stesso assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci ha annunciato che è...

TERAMO. Due settori che saranno destinati a subire delle “revisioni” sono certamente il 118 e il pronto soccorso. Lo stesso assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci ha annunciato che è imminente una ristrutturazione della rete d’emergenza, anche nell’incontro di sabato scorso a Teramo.

«Nell’incontro di sabato l’assessore Paolucci ha annunciato che la Regione vuole utilizzare i campi sportivi per far atterrare di notte gli elicotteri, ma al momento gli elicotteri di cui può fare uso il sistema sanitario non possono svolgere le urgenze di notte perchè non sono attrezzati», esordisce Nunzio Algenj della Cgil, «Un altro dubbio riguarda le centrali operative. Ha detto che è orientato a ridurle a due, quindi quella teramana sarebbe probabilmente accorpata a quella dell’Aquila. Ma vorrei ricordare che per agire e prestare soccorso in maniera tempestiva è necessario che ci siano al telefono persone che conoscono il territorio in maniera capillare: il nostro territorio è molto complesso e varia da zone montuose al mare. Indicazioni sbagliate di una strada possono ritardare di minuti preziosi la macchina dei soccorsi». Algenj sollecita la Asl a nominare in maniera definitiva un responsabile del 118, in modo da affrontare al meglio queste nuove sfide derivanti dal cambiamento.

Della stessa rete fa parte il pronto soccorso, che a Teramo ha un cronico problema di intasamento. «Per il pronto soccorso il personale non medico in più per il periodo estivo è arrivato, quindi le file non sono imputabili al personale che è mancato per le ferie. I problemi sono sempre gli stessi. I codici gialli continuano a rimanere in attesa dalle 3 alle 4 ore, l’intasamento si verifica soprattutto di notte. I codici verdi, soprattutto nel pomeriggio, aspettano anche 6-7 ore e molti pazienti vanno via arrabbiati o anche in altri pronto soccorso. Non a caso in Cgil arrivano molte lamentele. Noi riteniamo che non sia solo un problema di carenza di personale: è più che altro un problema di organizzazione», conclude Algenj. (a.f.)

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