Proroga di un mese per i canarini sfrattati

19 Agosto 2015

Pineto, la ottiene l’allevatore che deve lasciare il tetto coniugale: i suoi 300 uccellini rischiano di morire

PINETO. Un mese di tempo per trovare una sistemazione alternativa ai 300 canarini. È quanto sono riusciti a ottenere i legali dell’allevatore pinetese, per il quale il tribunale ha deciso lo sfratto dall’abitazione coniugale a seguito della separazione dalla ex moglie. Ma il problema più grosso non è per la sua futura residenza, bensì per quella dei 300 canarini da canto attualmente alloggiati nella taverna della villa che il giudice ha ora assegnato alla ex coniuge e i figli. Una decisione accettata senza eccessivi traumi dal marito, ma che porta con sé un problema di difficile soluzione.

«Di certo sarà fatto ogni tentativo per trovare dei locali adatti in cui allevare i volatili», dice l’avvocato Camillo Graziano, legale di fiducia dell’allevatore pinetese insieme alla collega Annabianca Cocciarficco, «ma non sarà affatto facile perché c’è bisogno di almeno due stanze, una serve per la cova, dotate di una fonte di acqua indispensabile per la cura dei canarini». Insomma, un’impresa piuttosto complicata se da portare a termine in un solo mese, per di più durante il periodo estivo. «Senza un ricovero con tali requisiti i canarini rischiano di morire tutti», aggiunge l’avvocato Graziano, «tra l’altro lo stesso loro trasferimento rappresenta uno shock non indifferente per animali così fragili, per giunta di notevole pregio visto che tra essi ci sono alcuni esemplari che si sono aggiudicati il titolo di campioni del mondo». Una passione, quella dell’allevatore pinetese, che va avanti da oltre quarant’anni, ma che ora rischia di essere cancellata. Per ora tuttavia, nonostante il provvedimento esecutivo del tribunale, la ex moglie ha concesso la chiave della taverna all’allevatore in modo che possa accudire i canarini per il periodo della proroga.

Federico Centola

©RIPRODUZIONE RISERVATA