Prosciuttificio Gran Sasso e Itv chiesta la mobilità per 110 operai

Il 18 in Provincia vertice sull’azienda alimentare di Colledara , quasi certi i 60 licenziamenti Battaglia in vista per l’azienda tessile di Cellino Attanasio, i sindacati non accetteranno «esodi forzosi»
TERAMO. Centodieci licenziamenti entro la fine dell’anno. Almeno sulla carta sono tanti i posti di lavoro che corrispondono a due procedure di mobilità che si concluderanno a dicembre, quelle al Prosciuttificio del Gran Sasso di Colledata e alle Industrie tessili del Vomano di Cellino. Probabilmente, soprattutto in quest’ultimo caso, invece dei 54 licenziamenti annunciati si riuscirà a ridurre il numero, ma comunque si tratta di un impatto occupazionale alto.
Anche perchè si somma a tante altre procedure di mobilità – che prevedono un numero minore di licenziamenti – che saranno chiuse a dicembre: è l’effetto delle norme Fornero che prevedono, dal 1° gennaio 2015, la riduzione della durata della mobilità di un anno. In pratica, ad esempio, chi può godere di quattro anni di indennità se va in mobilità con il sistema attuale, dall’anno prossimo la potrà percepire per tre anni.
Per il Prosciuttificio del Gran Sasso il 18 novembre si terrà un incontro in Provincia, organizzato dal presidente Renzo Di Sabatino. «Vogliamo fare un po' di chiarezza sia sulla situazione di questo stabilimento che in termini di prospettiva», spiega il presidente. La proprietà dello stabilimento è della Crudi d’Italia, che è in concordato preventivo, la quale però ha affittato la sede abruzzese all’imprenditore parmigiano Potenza che ha riassorbito con contratti a termina una ventina degli 82 lavoratori.
«L'incontro discende da un mancato accordo su una procedura di mobilità per tutti i 60 lavoratori, che attualmente sono in cassa integrazione fino a fine anno», spiega Corrado Peracchia, segretario della Flai Cgil che segue la vertenza con Antonello Maurizi della Fai Cisl, «si è esaurita tutta la fase sindacale senza accordo e quindi si entra nella fase amministrativa». I sindacati hanno da tempo contestato che la Crudi d’Italia «non ha fatto il trasferimento di ramo d'azienda mantenendo la continuità dei rapporti in capo al nuovo imprenditore ma ha fatto un affitto, non dando garanzie al personale».
«Ora se non c'è alternativa, e Potenza non rappresenta una soluzione da questo punto di vista, non resta che la mobilità come forma di tutela», aggiunge Peracchia, «dopo la mobilità può essere utile l'azione della Provincia: può trovare qualche imprenditore che subentri nello stabilimento a Colledara e riassuma personale dalla mobilità».
Diversa la situazione alla Itv.Qui l’incertezza è anche sull’autorizzazione definitiva alla cassa integrazione da parte del ministero, per cui si sta impegnando la Regione. «I tempi non sono definiti e questo crea non pochi problemi ai dipendenti: sono senza retribuzione, totale o parziale, da giugno», osserva Giovanni Timoteo, segretario della Filctem Cgil, che segue la vertenza con Giampiero Daniele (Femca Cisl) e Emidio Angelini (Uiltec Uil), «abbiamo chiesto con forza che la verifica si accorci il più possibile, in modo da avere l'indennità. Sarebbe insostenibile se arrivassimo a Natale senza avere questa disponibilità economica». Fra una settimana si saprà di più di quel che deciderà il ministero «e alla luce di quel che emergerà si potrebbero decidere ulteriori iniziative». Un altro fronte riguarda la procedura di mobilità per 54 persone. «Allo stato attuale non ci possiamo permettere licenziamenti forzosi, soprattutto in un’area che è già in sofferenza. Nell'ultima assemblea su questo aspetto si è decisa un'impostazione rigida sull'eventualità di licenziamenti imposti», conclude Timoteo.
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