Protesi all’anca, risarcita dopo un accordo

Applicata per la prima volta in una causa civile la conciliazione introdotta dalla legge Gelli-Bianchi
TERAMO. È una delle prima applicazioni delle novità introdotte, in materia di presunte colpe mediche, dalla legge Gelli-Bianchi che prevede la possibilità di conciliazioni delle parti in presenza dei risultati di una consulenza medica. Così come è successo in questo caso nella causa civile tra una cittadina teramana e le società DePuy International Limited e Am Trust Europe Limited nell’ambito dell’ormai noto caso delle presunte protesi difettose all’anca che già nel 2010 furono ritirate dopo l’allarme lanciato a livello nazionale. Numerosi i pazienti che sono stati costretti a subire più interventi chirurgici. In questo caso la donna, assistita dall’avvocato Daniele Di Furia, ha ottenuto un risarcimento di circa trentamila euro. «Nel caso di specie», si legge nella consulenza medica redatta per contro del tribunale civile teramano, «è possibile affermare con ragionevole certezza che, in assenza dell’impianto di protesi DePuy, non si sarebbero manifestati i disturbi tipici della metallosi tali da rendere necessario l’intervento di revisione/reimpianto».
Sulla ormai nota vicenda delle protesi all’anca anche la Procura teramana (pm Stefano Giovagnoni) aveva aperto un’inchiesta poi chiusa con un’archiviazione. Gli accertamenti non avevano fatto emergere responsabilità perseguibili né in merito alla catena di sorveglianza, né in merito all'iter autorizzativo della messa in commercio del prodotto. Le indagini si erano concentrate anche sull'iter dell'autorizzazione in commercio delle protesi incriminate, con la consulenza tecnica che aveva fatto emergere l'assenza di studi ed accertamenti, come disposti dalla normativa in vigore, sull'eventuale rilascio di materiali pesanti da parte delle protesi e quindi la loro tossicità. Un aspetto che, secondo la Procura, avrebbe potuto configurare delle eventuali responsabilità a carico dei privati e del Ministero solo se all'epoca fosse stato prevedibile, attraverso le conoscenze mediche e tecniche del momento e quindi i relativi studi, che quelle protesi potessero causare danni ai pazienti. Aspetto, quest'ultimo, mai emerso nel corso delle indagini.(d.p.)
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