Prove con il cronometro per fare i colpi

La banda agiva con estrema velocità per far saltare gli sportelli e fuggire con il bottino
TERAMO. La batteria “operativa” viaggiava di notte su auto di grosse cilindrata prese a noleggio. Macchine pulite perchè la banda dei bancomat trasportava esplosivi e quindi non ci doveva essere nessun contrattempo. Il modus operandi della banda in trasferta che agiva con due basisti locali si racconta nelle quattrocento pagine di ordinanza firmate dal gip Roberto Veneziano che, accogliendo la richiesta del pm Davide Rosati, ha sgominato l’organizzazione criminale portando in carcere nove dei dieci finiti sotto accusa. Con una scaltrezza e una velocità tale che, scrive il giudice a pagina 336, «una volta individuata una zona ritenuta facile obiettivo per compiere le azioni delittuose, veniva in seguito più volte bersagliata, sì da sfruttarne al massimo il potenziale di fruttiferità per gli obiettivi predatori avuti costantemente di mira, come peraltro avvenuto per i fatti delittuosi verificatisi nella provincia di Teramo».
Una organizzazione «scaltra e spregiudicata» pronta ad agire non solo nel Teramano, ma anche nell’Ascolano e in alcune zone della Toscana. L’epilogo di un lavoro da professionisti preparato con grande scrupolo tra appostamenti, sopralluoghi, prove generali con tanto di cronometro bene in vista per capire i tempi d’azione. Che dovevano essere velocissimi. Così veloci che è proprio da una leggerezza nata dai tempi dettati dalla fuga che parte una prima indagine. Succede quando sul posto, insieme ai resti del bancomat esploso, i carabinieri trovano anche una lettera indirizzata ad uno dei dieci sotto accusa. Un nome che fa da apripista ad una indagine che, nel suo divenire, ha rivelato anche un nuovo ruolo di mogli, fidanzate, compagne. Non solo custodi di segreti e bottini, ma anche pronte a intervenire direttamente per fare delle sostituzioni sul campo. Come era previsto a dicembre a Vasto, quando grazie alle intercettazioni i carabinieri riescono a bloccare la macchina con tre persone, l’esplosivo e i dieci chili di chiodi da buttare per strada. Tra i tre c’è anche una donna che all’ultimo minuto aveva preso il posto del compagno bloccato a Foggia. Dopo le dieci ordinanze di custodia cautelare le indagini proseguono anche e soprattutto per individuare possibile altri colpi messi a segno dalla banda che, sostengono i carabinieri, era pronta a colpire in tutto il centro sud con puntatine anche al nord e con una banda organizzata proprio nell’arruolare di volta in volta varie persone. Tutte già preparate, pronte ad operare sul campo. Come si evince chiaramente dai filmati catturati dalle telecamere di sorveglianza dei vari istituti di vigilanza fondamentali non per individuare i volti degli autori (tutti coperti da passamontagna) ma per capire la velocità con cui agivano.(d.p.)
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